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“Decreto Sostegni”, una prima valutazione delle misure di condono e fondo perduto

Dopo una gestazione complessa, in pieno stile “Draghi” senza aver fatto trasparire bozze con largo anticipo, come avveniva invece in precedenza nel Governo a guida “Conte”, è stato annunciato il complesso di misure del Decreto Sostegni, che pone fine alla serie di repliche del precedente “Decreto Ristori” ma non sposta di molto le condizioni di assistenza alle quali ci siamo abituati dall’inizio della pandemia.

Il Decreto Sostegni è anche il frutto del confronto in un Governo ad ampio raggio politico e nel quale confluiscono modi di intendere l’aiuto alle imprese e ai cittadini in modo a volte diametralmente opposto. Prima misura alla quale guardare, anche piuttosto attesa, riguarda quello che il Presidente Draghi ha definito un “condono” ma che a tutti gli effetti sembra solo un modo per certificare l’incapacità dello Stato di riscuotere una vasta categoria di crediti tributari minori. Lo stralcio delle cartelle esattoriali previsto dal decreto, allo stato attuale, riguarderà il decennio 2000-2010 e consentirà la cancellazione automatica dei ruoli sino ad € 5.000 per i contribuenti che abbiano un reddito massimo di € 30.000. Per come è costruita la misura, della quale ovviamente mancano i decreti di attuazione, è impensabile che lo stralcio operi in maniera veramente automatica perché è altrettanto impensabile che gli enti dell’amministrazione finanziaria dello Stato siano in grado di identificare il volume di reddito maturato da ogni contribuente, incrociandolo con l’insieme delle cartelle esattoriali ancora esistenti e riferite a quel decennio. Si tratterà molto probabilmente di uno stralcio “a domanda”, nel senso che il contribuente sarà chiamato a chiedere lo stralcio di quelle cartelle dimostrando la propria condizione massima di reddito.

Non sono chiari ancora molti aspetti della questione: in primis occorrerà capire se la certificazione del reddito andrà effettuata mediante ISEE ovvero con l’uso delle tradizionali dichiarazioni dei redditi (e la differenza non è di poco conto perché lo strumento dell’ISEE prende in considerazione anche molti aspetti patrimoniali del contribuente e del suo nucleo familiare). Inoltre non è chiaro ancora se il valore di € 5.000 si riferisca al tributo iscritto al ruolo o al totale della cartella in essere, comprensiva di sanzioni ed interessi. Ancora, esiste un problema generale di stralciabilità di determinati ruoli solo a condizione che alcuni enti impositori – ci si riferisce ad esempio a quelli previdenziali – aderiscano alla misura ben consci della possibile perdita di gettito che genererà. A dire il vero per debiti tributari e contributivi così lontani nel tempo, riconoscere anco-ra la loro riscossione come un fatto possibile pone qualche perplessità. Si tratta quasi nella totalità dei casi di cartelle esattoriali non più recuperabili al punto che la stima effettuata da alcuni esperti di settore pone in seria evidenza quanto la differenza tra l’estendere al 2015 l’arco temporale per lo stralcio, in luogo dell’attuale 2010, sposti in avanti di un 75% la convenienza della adesione alla misura, per i contribuenti italiani con pendenze esattoriali.

Così pare che quando il Decreto passerà al vaglio delle Camere, sia già annunciata battaglia per ottenere questa estensione. In alternativa in effetti, al netto di considerazioni di natura politica, questo stralcio avrebbe poca utilità. Altro argomento di stretta attualità introdotto dal Decreto è quello del riconoscimento di una nuova forma di contributo a fondo perduto rilasciato, presumibilmente come in precedenza, grazie all’ausilio di Agenzia Entrate. Da un certo punto di vista questa nuova forma di assistenza allarga la platea dei destinatari e da un altro pone precisi limiti di attuabilità.

Il nuovo contributo a fondo perduto riguarderà tutti i possessori di partita IVA, professionisti compresi, a condizione che abbiano subito una perdita di fatturato di almeno il 30% nel 2020 rispetto al 2019. Il contributo, anche questo si crede su domanda, varierà nell’importo: per le partite IVA con un fatturato massimo di 100.000 euro potrà arrivare al valore del 60% della perdita maturata, per quelle con fatturato compreso tra i 100.000 e i 400.000 pari al 50%, tra i 400.000 ed 1 milione di euro pari al 40%, tra 1 milione e 5 milioni del 30% e tra i 5 milioni ed i 10 milioni pari al 20%. In ogni caso l’indennità minima non potrà essere inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per le persone giuridiche con un massimale di € 150.000.

Attenzione però, la percentuale andrà rapportata ad una media mensile di perdita e moltiplicata per sole due mensilità, il che significa che il contributo che arriverà sarà realmente molto contenuto. Un nuovo blocco dei licenziamenti è annunciato: fino a giugno per le imprese che possono fruire della cassa integrazione ordinaria e fino a ottobre per quelle che possono fruire della straordinaria.

Viene rifinanziato il reddito di cittadinanza per 1 miliardo di euro con condizioni più stringenti per la fruibilità e viene aperta una nuova finestra per il reddito di emergenza che potrà essere fruito dai cittadini in gravi condizioni finanziarie per tre mesi, da marzo a maggio 2021. Queste alcune delle misure previste dal decreto a cui si aggiunge la sospensione della riscossione dei ruoli fino al 30 aprile 2021, ormai ufficialmente. Seguiremo lo sviluppo e l’attuazione delle misure in esso contenute quando le stesse troveranno conforto nei decreti successivi o nella misura in cui saranno cambiati determinati aspetti delle agevolazioni concesse dopo il passaggio alle Camere. Per intanto il parere generale di molte associazioni di categoria delle imprese non è positivo. Alcune hanno palesemente lamentato l’insufficienza dei provvedimenti contenuti nel decreto e non a torto.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista
Revisore Legale

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