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Speciale Legge di Bilancio – Confermate le nuove aliquote Irpef

Cambiano le aliquote Irpef

Provvedimento di cui si parla da settimane e che avrebbe dovuto costituire l’ossatura di una più generale riforma del sistema fiscale italiano riguarda la rimodulazione dell’IRPEF, la principale imposta dei contribuenti italiani calcolata in base al reddito prodotto nell’anno. Non sono state poche le polemiche suscitate dalle notizie che pervenivano in sede di approvazione di questa nuova formulazione perché in tanti hanno tentato di valutare quali fasce di cittadini avrebbero tratto vantaggio e quali no dalla modifica delle aliquote che, come promesso, da cinque scendono a quattro.

Non tutti però, per onestà intellettuale, hanno approfondito correttamente il tema ricordando che il calcolo dell’IRPEF non discende solo dalle aliquote ma è influenzato anche dal sistema delle detrazioni e delle deduzioni fiscali – queste ultime ad esempio costituite dall’insieme delle spese che il cittadino riporta in dichiarazione dei redditi a riduzione del carico fiscale complessivo. In ogni caso la nuova IRPEF prevede le seguenti aliquote per scaglioni di reddito: a) fino a 15.000 euro, 23%; b) oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro, 25%; c) oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro, 35%; d) oltre 50.000 euro, 43%. Per i lavoratori dipendenti da questo carico fiscale vanno ridotte le quote per detrazioni che nel 2022 sono così disciplinate: a) 1.880 euro, se il reddito complessivo non supera 15.000 euro. L’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 690 euro.

Per i rapporti di lavoro a tempo determinato, l’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 1.380 euro; b) 1.910 euro, aumentata del prodotto tra 1.190 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 28.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 13.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 15.000 euro, ma non a 28.000 euro; c) 1.910 euro, se il reddito complessivo è superiore a 28.000 euro ma non a 50.000 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 50.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 22.000 euro. Le detrazioni, ricordiamolo, operano automaticamente per la sola condizione del cittadino – figli a carico, tipologia di lavoro autonomo o dipendente esercitata etc. Così nel caso dei cittadini, lavoratori dipendenti, con soglia di reddito fino a 15.000 euro, questi potrebbero trovarsi a versare il 23% di imposte ma fruire di uno sconto fiscale di 1.880 che diventa 1.910 in determinati casi.

La detrazione spettante è aumentata di un importo pari a 65 euro, se il reddito complessivo è superiore a 25.000 euro, ma non a 35.000 euro. Per i titolari di redditi da pensione spetta una detrazione dall’imposta lorda, non cumulabile con quella prevista precedentemente, rapportata al periodo di pensione nell’anno, pari a: a) 1.955 euro, se il reddito complessivo non supera 8.500 euro. L’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 713 euro; b) 700 euro, aumentata del prodotto fra 1.255 euro e l’importo corrispondente al rapporto fra 28.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 19.500 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.500 euro ma non a 28.000 euro; c) 700 euro, se il reddito complessivo è superiore a 28.000 euro, ma non a 50.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 50.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 22.000 euro. • La detrazione spettante è aumentata di un importo pari a 50 euro, se il reddito complessivo è superiore a 25.000 euro, ma non a 29.000 euro. Per i lavoratori autonomi spetta infine una detrazione dall’imposta lorda, non cumulabile con quelle previste ai punti precedenti, pari a: a) 1.265 euro, se il reddito complessivo non supera 5.500 euro; b) 500 euro, aumentata del prodotto fra 765 euro e l’importo corrispondente al rapporto fra 28.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 22.500 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 5.500 euro, ma non a 28.000 euro; b-bis) 500 euro, se il reddito complessivo è superiore a 28.000 euro, ma non a 50.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 50.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 22.000 euro. • La detrazione spettante è aumentata di un importo pari a 50 euro, se il reddito complessivo è superiore a 11.000 euro, ma non a 17.000 euro.

Un sistema di calcolo complesso ma che riporta in ogni caso giustizia rispetto alle prime notizie apparse in sede di preparazione della riforma rappresentando correttamente che la situazione fiscale italiana oltre al peso composto dalle aliquote mette sulla bilancia anche una serie di sconti costituiti dalle detrazioni appunto e dagli oneri deducibili. Cosa succede inoltre al Bonus Renzi? Resta in vigore a decorrere dal 2021 nella misura di 1200 euro l’anno se il reddito complessivo non supera i 15 mila euro l’anno purché le detrazioni come calcolate in precedenza non abbattano già da se il carico fiscale e quindi ci sia IRPEF da pagare. Il Bonus spetterà anche per i redditi compresi tra i 15 mila e i 28 mila euro a condizione anche in questo caso che le detrazioni precedenti non abbattano il carico fiscale aggiungendo ad esse gli oneri sostenuti in dipendenza di mutui o prestiti contratti sino al 31 dicembre 2021. Una misura che non lascia a terra coloro i quali col Bonus Renzi sostenevano le spese per prestiti.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale