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33.000 imprese a rischio fallimento nel settore edile, è ancora caos bonus edilizi

Edilizia

Sono trentatremila le imprese italiane sulla soglia del fallimento a causa della crisi nata attorno alla cessione dei crediti fiscali da ristrutturazione edilizia e superbonus per un totale di lavoratori impiegati pari a centocinquantamila. E’ la stima, per difetto, resa nota dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato che ha chiarito pochi giorni fa che sono almeno sessantamila le imprese del settore che vantano crediti e che non riescono a cederli per monetizzare le somme necessarie a pagare fornitori, dipendenti e fisco. Di queste almeno trentatremila sono ormai sulla soglia della insolvibilità e rischiano il fallimento.

Addirittura l’introduzione dei nuovi controlli preventivi innescano il perverso meccanismo secondo il quale se l’impresa non è adempiente nei confronti del fisco appunto, perché attende di cedere i crediti fiscali per pagare tutti, anche l’Erario, non è più in grado di presentare sostanzialmente nuove pratiche correndo il rischio che le vengano rigettate per un alert di pericolosità in materia di omissioni di versamenti di imposta, in particolare IVA. E’ una situazione assurda che si è creata da quando il Governo, sulla spinta di indicazioni ancora non certificate di Agenzia Entrate, ha introdotto i controlli anti frode spaventando il mercato finanziario e bancario il quale ha iniziato piano piano a chiudere i rubinetti della liquidità senza che essi si siano poi riaperti nonostante numerosi correttivi introdotti dal legislatore. Per riassumere in favore dei lettori che non conoscono bene gli argomenti in questione si deve ricordare che nel 2020 il Governo Conte pubblicò un decreto legge che consentiva a chiunque realizzasse opere di ristrutturazione edilizia, di cedere la propria detrazione fiscale di anni dieci, in favore di altri soggetti o istituti bancari, i quali al prezzo di una commissione si sarebbero potuti accaparrare crediti pluriennali nei confronti del fisco per compensare le proprie imposte. Il sistema ha dato una spinta eccezionale al mercato edilizio senza precedenti. Il Governo inoltre aveva anche pensato di favorire l’efficientamento energetico delle abitazioni italiane introducendo anche un bonus dedicato, del valore del 110% delle opere che consentissero di far salire di due classi la qualità del risparmio energetico degli immobili. Anche questa agevolazione veniva resa cedibile all’interno del dispositivo descritto dal DL 34/2020. Succede che con la caduta del Governo Conte e l’arrivo del Governo Draghi, la misura viene messa in qualche modo in discussione partendo dal profilo delle possibili frodi fiscali che intanto si erano innescate sul 10% delle opere eseguite, in prevalenza sui bonus riguardanti il rifacimento delle facciate di edifici perché la norma era scritta in modo tale da non prevedere un limite di spesa. Il Governo Draghi correrà di conseguenza ai ripari strutturando delle misure che potessero limitare le frodi ma non ha eliminato formalmente le agevolazioni in corso le quali però entrano in un turbine di restrizioni normative tali da spaventare sostanzialmente l’intero settore degli acquisti, in prevalenza di matrice bancaria e assicurativa.

Oggi la conseguenza che si è creata è che sono bloccati circa 5 miliardi di euro di crediti fiscali per ragioni diverse, pressocchè incomprensibili perché ormai fuori dal contesto della frode fiscale, ridottasi a zero secondo le stime di Agenzia Entrate dopo l’introduzione dei nuovi controlli. Il sistema bancario ha perso fiducia nella misura e via via respinge le pratiche essendo sostanzialmente interessata ad uscire dal mercato. Eppure non corrisponde al vero che l’incentivo della cessione dei crediti abbia creato un danno al Fisco italiano. Secondo le stime del nota di aggiornamento al documento di programmazione economica e finanziaria dello Stato, se nel 2021 sono state erogate somme pari a 33 miliardi di euro per bonus edilizi ed altri crediti, lo Stato prevede di incassare 47 miliardi di euro di maggiori imposte. Numeri incredibili rispetto a quanto attualmente spende in misure assistenziali che non generano nuova occupazione.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale