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L’inflazione vola all’’8%, mai così alta dal 1986

L'inflazione vola all'’8%, mai così alta dal 1986

Cosa è l’inflazione e che effetti produce nelle nostre vite? Un tema decisamente noto a chi è nato prima del 1986 ma per tutti coloro i quali sono nati dopo quella data, questo fenomeno della economia rappresenta una novità e rischia di creare complicazioni non di poco conto. L’inflazione è un processo di crescita dei prezzi dei beni di cui facciamo uso quotidianamente in maniera diffusa, nel senso che non riguarda una o poche categorie di prodotti ma investe un numero piuttosto largo di essi rendendo difficile per i cittadini, con le risorse che dispongono, acquistare beni necessari, beni superflui e servizi.

Sono gli istituti nazionali di statistica a misurarne l’andamento attraverso la analisi dell’andamento dei prezzi di un paniere di beni scelto via via in relazione alla loro significatività nei consumi. Una crescita senza freni dei prezzi di beni e servizi può derivare da molteplici ragioni, nel caso che stiamo vivendo rientra sicuramente la questione Ucraina per la fornitura di grano, gas e altri prodotti ma in altra parte è la concatenazione di alcune vicende nate con la pandemia da Covid19, la scarsità della distribuzione di numerosi prodotti, l’aumento ingiustificato dei costi di trasporto delle merci atteso che l’intero occidente ha una dipendenza estrema dalla fornitura di beni prodotti nei paesi dell’est. La gestione affidata ai governi di fenomeni di questo tipo, che possono rappresentare momenti di incertezza sociale notevoli, avviene o favorendo la maggiore disponibilità dei beni la cui crescita dei prezzi diviene eccessiva o gestendo i prezzi dal lato del costo del denaro. Nell’area Euro questa gestione è affidata comunemente alla Banca Centrale Europea che decide il costo al quale i mercati possono acquistare denaro – espresso in euro appunto.

Alzarne il costo significa indirettamente rendere meno disponibile il denaro e di conseguenza ridurre le possibilità di spesa dei cittadini. Se i cittadini non possono spendere allora per una naturale contrazione della domanda il prezzo dei beni e dei servizi dovrebbe scendere riarmonizzando l’andamento dell’inflazione. Il condizionale però è d’obbligo perché alcuni beni e servizi non sono facilmente sostituibili o sopprimibili, perché per come si è sviluppata l’organizzazione della produzione nel mondo della globalizzazione la loro disponibilità non dipende quasi più da noi e soprattutto perché via via che il prezzo del denaro sale, salgono anche le tariffe degli interessi su mutui e finanziamenti. In particolare questo produrrà inevitabilmente un aumento delle rate dei mutui stipulati a tasso variabile ai quali lungamente l’economia italiana si era affidata confidando in una stabilità generale. Le cose non stanno più così. Gli strumenti a disposizione inoltre per correggere quello che sta accadendo si sono ridotti e la dipendenza che oggi abbiamo in tutta Europa dai nostri paesi vicini è l’unica ancora di salvezza che abbiamo per difenderci da questa che, in economia monetaria, è considerata una sciagura.

Chi è nato prima del 1986 ricorderà perfettamente in quali condizioni il nostro Paese era ridotto in questo difficile gioco di equilibri tra funzioni monetarie e non monetarie da attivare. Per contenere una inflazione galoppante, il costo del denaro italiano era piuttosto alto e questo impediva formalmente a chi voleva accedere un mutuo o un prestito ogni chance. Da un altro lato i lavoratori dipendenti in particolare erano contestualmente stretti anche dall’incremento dei prezzi che rendeva i loro salari non sufficienti. Nonostante enormi sacrifici, molti dei quali stiamo ancora pagando, è stata la Moneta Unica a difenderci da quel momento terribile sin dai primi accordi di Maastricht garantendo a numerosi cittadini italiani ed europei la possibilità di acquistare casa, finanziare iniziative e progetti e progredire. Il prezzo da pagare è stato, ma non lo abbiamo ancora compreso pienamente, spostare il nostro modo di fare reddito sulla produzione piuttosto che utilizzando le rendite – immobiliari soprattutto. Cosa possiamo fare in questi mesi prossimi per affrontare una inflazione così alta? L’investimento in beni durevoli generalmente protegge da fenomeni di inflazione di lungo periodo ma al momento è piuttosto difficile pensare che questa condizione possa durare molti anni. Intanto perché l’Unione Europea ed il suo mercato sono abbastanza grandi da contenere fenomeni di questo tipo proprio favorendo la produzione di beni e migliorandone il prezzo generale.

Se non li produce l’Italia li può produrre la Francia o la Germania o qualsiasi altro Paese dell’Area UE. Il mercato ha maggiore facilità per riequilibrarsi in questo senso. Inoltre la conformazione dell’Euro è tale da non consentire aumenti del costo del denaro troppo repentini. Nel frattempo è consigliabile porre attenzione alle proprie scelte di consumo, riadattandole. Verificare i prezzi dei beni che acquistiamo, scegliendo quelli più economici quando forse, fino a qualche tempo fa, non ponevamo attenzione a questi aspetti. Sul fronte dei mutui è tanto opportuno porre attenzione alla scelta di un tasso variabile soprattutto se i capitali che chiediamo in prestito sono elevati.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale