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Flat Tax, cosa è e come funzionerebbe questa proposta

Per applicarla bisognerà valutare gli equilibri di bilancio
Tasse

Il sistema fiscale italiano è fondato su un modello progressivo. Lo stabilisce la Costituzione della Repubblica. La progressività delle imposte, per fornire una spiegazione relativamente semplice, si ottiene quando l’aliquota media sale al crescere della base imponibile. Cioè più grande è la base imponibile più tende a salire il carico complessivo medio delle imposte da pagare. Questo modello fiscale, che ovviamente non è l’unico esistente sia nel nostro Paese che nel mondo, si declina principalmente nel funzionamento dell’IRPEF in Italia.

Questa è la ragione per la quale l’imposta sul reddito delle persone fisiche prevede l’esistenza di diverse aliquote – abbiamo in passato già descritto cosa la riforma fiscale scritta dal Governo Draghi ha disposto nel merito del numero delle aliquote e degli scaglioni – che salgono via via che la base imponibile del reddito del cittadino aumenta. A mitigare questo processo esiste anche il sistema delle deduzioni e delle detrazioni di imposta, le prime riducono la base imponibile, le seconde riducono il carico delle imposte. Ci accorgiamo generalmente del loro funzionamento quando, in periodo di dichiarazione dei redditi, portiamo in detrazione diverse spese sostenute durante l’anno o riduciamo il valore della base imponibile considerando per esempio il numero di figli a carico. Per queste ragioni, nel nostro modello tributario, l’IRPEF è una imposta progressiva che raggiunge l’obbiettivo prescritto dalla Costituzione Italiana sia modulando le aliquote sia attraverso l’intervento di deduzioni e detrazioni. Chi ha una maggiore base imponibile avrà di conseguenza un carico medio di imposte più alto. Poiché tuttavia il sistema fiscale italiano non si completa con la sola IRPEF ma prevede diverse altre imposte a cui siamo soggetti, il modello generale tributario non rispetta completamente i desiderata dei padri costituenti ed è viziato da numerose altre imposte che non tengono affatto conto della base imponibile o della progressività. L’IVA per esempio, l’IMU, l’IRES, le imposte di bollo e così via.

Tutte queste imposte secondarie hanno una aliquota fissa, che non cambia in relazione alla base imponibile e colpiscono il contribuente indipendentemente dalle sue capacità di reddito. Ragione per la quale, nella già citata revisione del sistema fiscale italiano promossa dal Governo Draghi, si propone un ridimensionamento delle imposte non progressive a favore di un incremento di quelle fondate sulla progressività costituzionale. La questione tuttavia ha un fondamento storico perché il sistema fiscale italiano è la somma stratificata di provvedimenti costruiti per tamponare la costante crescita del fabbisogno dello Stato e del debito pubblico senza tenere troppo conto delle condizioni dei singoli cittadini in ragione della necessità di fare quadrare i bilanci. Così sono nate moltissime imposte in Italia, complementari all’IRPEF, ma fondamentalmente inique. Il modello di FLAT TAX è un modello introdotto negli Stati Uniti negli anni 50 e studiato per favorire consumi ed investimenti.

Prevede generalmente una aliquota fissa anche per i redditi delle persone fisiche, indipendentemente dalla entità della base imponibile ed in questa maniera favorirebbe i cittadini che producono redditi maggiori affinché questi li reinvestano in consumi e investimenti finanziari o imprenditoriali generando un incremento della crescita. Il suo funzionamento però dipende molto dal sistema generale nella quale la flat tax è inserita perché laddove la propensione ai consumi o agli investimenti è impedita da ragioni storiche, culturali o geopolitiche, la flat tax risulta una formula fiscale particolarmente iniqua. In ogni modo esiste in Italia già una flat tax, anzi in realtà ce se sono diverse; in particolare quella prevista per i contribuenti in regime forfettario. Imprenditori e professionisti che non superano la soglia di fatturato di € 65.000, in Italia, possono fruire di un modello fiscale agevolato con aliquota fissa – 5% per i primi 5 anni di attività e 15% per i successivi – che si calcola sul fatturato ( o meglio su una parte di esso ) senza possibilità di scaricare alcun costo se non nel volore dei contributi versati. E’ un modello particolarmente semplificato, messo in discussione parecchie volte per via della quasi totale assenza di sistemi di controllo, della assenza di obblighi contabili e della particolare riduzione di aliquota che però non riduce affatto le imposte reali. Il contribuente forfettario, non deducendo o detraendo nulla, paga sempre, anche se in un valore tendenzialmente contenuto, ed in particolare paga un valore maggiore dei contributi, rispetto al normale, perché il suo reddito è determinato solo in relazione al fatturato e senza costi.

Altri sistemi a tassazione piatta sono previsti in Italia per esempio per il regime sostitutivo delle imposte sulle locazioni – la cedolare secca – o per altre formule semplificate di tassazione delle rendite finanziarie. Agevolano molto la comprensione del sistema fiscale, permettono di scoraggiare l’evasione e consentono l’emersione di un notevole numero di contribuenti che nel sistema fiscale normale non riuscirebbero a stare nel mercato. Tuttavia è chiaro che nella condizione nella quale si trovano le finanze dello Stato, non può essere un modello assoluto e qualsiasi proposta politica prometta l’applicazione di sistemi simili va valutata in relazione a molte componenti, soprattutto quelle che contemplano equilibri di bilancio.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale