x

x

Superbonus edilizi e nuovo governo, possibile una revisione

Necessario un riordino della materia
Superbonus edilizi

L’elezione del nuovo Parlamento della Repubblica e la conseguenza nomina del nuovo Governo pone ai cittadini alcuni quesiti sul destino di misure di incentivazione fiscale che risalgono all’ormai chiusa parentesi della amministrazione Conte. In particolare in tanti operatori di settore si chiedono cosa sarà del Superbonus, ritenuto da parti diverse dello scenario politico un grande strumento di ripresa o una spesa eccessiva per le casse dello Stato. La prima a muoversi in questo articolato momento è l’ANCE che chiede ufficialmente una proroga di sei mesi rispetto alle scadenze in calendario, che consenta di recuperare il tanto tempo perduto a causa delle modifiche sulla cessione dei crediti. In particolare per le unità immobiliari unifamiliari per le quali il termine di produzione del primo stato di avanzamento dei lavori non supera il 30 settembre 2022.

E’ una proposta che anticipa i tempi nel momento in cui stanno prendendo forma le prime riflessioni della politica su come riordinare i bonus casa. Ma la proposta di ANCE non si ferma alla sola questione della scadenza del 30 settembre per le unifamiliari. La questione resta il termine del 2023 per tutte le agevolazioni di questo tipo che gli operatori di settore vorrebbero fosse rimodulata per proseguire in questa direzione anche nel futuro. Con la fine del 2022 si chiuderà la finestra agevolativa concessa ai proprietari individuali e resterà aperta solo quella dei condominii che chiude appunto al 31 dicembre 2023. Per come è diventata complessa l’intera procedura sarà necessario pensare da subito ad una programmazione. Allo stesso tempo, l’imminente cambio di Governo avvicina una profonda riflessione sull’assetto di percentuali e scadenze uscito dall’ultima legge di Bilancio dell’esecutivo Draghi. Diversi esponenti della nuova maggioranza in Parlamento, in questi giorni, stanno parlando di interventi che potrebbero essere ospitati già dalla prossima manovra. Sono alcune testate specialistiche di settore nazionali che raccolgono le prime idee vicine al Partito di Fratelli d’Italia, maggiore forza politica del prossimo Governo, spiegando come si stia ragionando su un riordino dei bonus edilizi, lasciando spazio a una detrazione più contenuta (del 60-70%) al posto del 110%, garantita però a lungo termine, e diversificando il beneficio in base al reddito del beneficiario e al tipo di immobile (prima o seconda casa). Sempre nel rispetto dei cantieri già avviati in base alle regole in vigore. Se questa trasformazione avverrà, mantenendo ferma la questione della cessione dei crediti fiscali in favore degli istituti di credito, il comparto potrebbe trarne comunque vantaggio.

Al momento, per i condomìni, nell’ambito del superbonus è prevista una riduzione dal 110% al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025. Sulla base di queste previsioni, si ragiona su un riassetto che tenga insieme sostenibilità, strutturalità delle misure e capacità di spingere l’economia. Aperto resta il tema del Bonus Facciate che dovrebbe trovare completa conclusione senza rivisitazioni nel 2023 e del bonus per le infrastrutture destinate ai disabili, oggi al 75%. Nel mentre queste prime idee sono proposte da ANCE e da rumors legati al nuovo partito di maggioranza relativa nel Governo di centro destra, resta ancora in discussione il destino di migliaia di imprese e altrettanti contribuenti i quali non sanno ancora cosa sarà delle vicende legate ai crediti fiscali incagliati ormai dal novembre 2021 e che nessuno era più disposto ad acquistare. Nelle settimane scorse abbiamo annunciato che in Parlamento qualcosa si era mossa per sostenere le imprese e i cittadini nell’ambito della approvazione degli emendamenti al Decreto Legge Aiuti Bis. In particolare i parlamentari hanno approvato in extremis un emendamento che libera dalla responsabilità gli acquirenti i crediti fiscali di modo che non debbano rispondere se non nella ipotesi non abbiano adottato adeguate cautele in caso di frodi poste in essere nella generazione dei crediti fiscali. Era uno dei temi centrali che aveva convinto il Governo Draghi a favorire un generale rallentamento degli incentivi a ridosso del mese di ottobre 2021 quando tutta una serie di perplessità erano state mosse dal suo esecutivo non solo in materia di cessione dei crediti e di frodi ma pure di generale tenuta dei conti dello Stato. Il Governo Draghi è stato da sempre convinto che queste misure di incentivazione avevano il difetto di pesare eccessivamente sulle disponibilità dello Stato bypassando un processo di sostegno alla economia basato sulla emissione di moneta, prerogativa questa di esclusiva competenza della Banca Centrale Europea.

L’uso dei crediti fiscali era stato uno stratagemma del Governo Conte che aveva appunto la finalità di superare questo limite mettendo in circolazione crediti fiscali in luogo del denaro contante. Sembrerebbe in ogni caso abbia funzionato se la ripresa ha portato nelle casse dello Stato un cospicuo gettito di IVA e altre imposte e questo ha probabilmente convinto anche il centro destra di prossimo governo a mantenere la misura in qualche modo.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale