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Torna in vigore la doppia esenzione dell’Imu per i coniugi residenti in luoghi diversi

I consigli del commercialista
Torna in vigore la doppia esenzione dell'Imu per i coniugi residenti in luoghi diversi

Era l’ormai lontano 2011 quando il Governo Monti decretava la fine della doppia agevolazione per l’esenzione IMU da abitazione principale di coniugi residenti in luoghi diversi. Lo decretò l’articolo 13 comma 2 del Decreto Legge 201/2011 che poi ha trovato attuazione alcuni anni dopo attraverso la legge 160/2019. Segnò la fine della agevolazione riconosciuta a coniugi che per motivi diversi avevano residenza e dimora abituale in luoghi differenti riconducendo il diritto alla esenzione IMU per l’abitazione principale esclusivamente in funzione del possesso e della residenza dell’intero nucleo familiare. Ne nacquero in tutta Italia accertamenti tributari partiti dai Comuni, tesi a verificare se illegittimamente, in funzione di questa norma, i nuclei familiari godessero di una doppia agevolazione per la sola condizione di aver scisso le residenze in due luoghi diversi.

A fronte di questa enorme serie di accertamenti, che in verità riguardano tutto il territorio nazionale, è nato un contenzioso vastissimo, in parte legato alla reale e non fittizia condizione di coloro i quali, per ragioni legate al dissolvimento del nucleo familiare, si siano trovati in condizioni tali da dover separare lo stesso nucleo e trasferirsi altrove. E’ stata la Corte di Giustizia Tributaria di I° grado di Napoli – ex Commissione Tributaria Provinciale di Napoli – a sollevare la questione di legittimità costituzionale nel merito di questa norma, attesto che la stessa sembrava, nel caso sottopostole, in violazione di diverse norme della Costituzione Italiana. Così in una valutazione nata nel mese di aprile 2022 la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza, pubblicata il 13 ottobre 2022, per precisione la 209/2022, nella quale riconosce che la limitazione posta in danno dei contribuenti viola gli articoli 3, 31 e 53 della Costituzione, aprendo il varco alla soluzione di migliaia di controversie in favore dei contribuenti. In particolare, nella sentenza si afferma la contrarietà delle norme dell’ordinamento italiano ai principi di uguaglianza e ragionevolezza di cui all’articolo 3 della Costituzione, in quanto penalizzanti per i soggetti che decidono di formalizzare la propria unione, mediante matrimonio o unione civile, rispetto alle persone singole o alle coppie di fatto – che in mancanza di alcuna formalizzazione del loro rapporto verrebbero invece a godere, ai fini IMU, di una doppia esenzione per l’abitazione principale non esistendo alcun nucleo familiare regolarmente costituito. Tali limitazioni inoltre si mostrano difformi rispetto al contesto attuale dove è sempre meno rara l’ipotesi che persone unite in matrimonio o unione civile concordino di vivere in luoghi diversi per ragioni molteplici. Inoltre, e finalmente, la Corte Costituzionale aggiunge che le norme in vigore attualmente sono incostituzionali anche per l’articolo 31 della Costituzione perché impongono una penalizzazione del nucleo familiare ed anche per l’articolo 53 della Costituzione, perché non sussistono motivi tali da giustificare un diverso trattamento ai fini IMU per i coniugi con residenza anagrafica e dimora abituale in due immobili differenti.

Così la formulazione della norma, dopo la sentenza 209 del 2022 della Corte Costituzionale, prevede che il requisito della esenzione ai fini IMU discenda indipendentemente dal requisito della residenza del nucleo familiare ma esclusivamente in relazione ai requisiti della dimora abituale e residenza anagrafica del possessore. Inoltre è dichiarato incostituzionale anche il passaggio normativo che imponeva di comunicare, nell’ambito dello stesso comune, quale tra diversi immobili fosse quello qualificato come abitazione principale e residenza abituale del nucleo familiare. Cosa succede ora? Con questa sentenza, è previsto quindi che l’esenzione IMU per l’abitazione principale discenda esclusivamente in relazione ai requisiti della residenza anagrafica e della dimora principale del possessore e non del suo nucleo familiare. Nel caso di due coniugi, possessori ognuno di un immobile sito nello stesso Comune o in Comuni differenti, ciascuno di essi avrà diritto a fruire della stessa esenzione. La sentenza ovviamente specifica inoltre che per le seconde case non si fruisce di alcuna ulteriore agevolazione. Sarà così cura dei Comuni verificare l’esistenza del requisito della dimora abituale, accedendo ai dati relativi la somministrazione delle utenze. Per quanto attiene gli accertamenti in corso essi andranno fatti decadere su impulso dei contribuenti, tanto con un ricorso in mediazione quanto presso le Corti di Giustizia Tributaria del Paese. Per quanto attiene le somme eventualmente pagate dai contribuenti in passato, essi potranno richiedere il rimborso delle stesse esattamente in applicazione di questa sentenza che fa decadere, dall’origine, la pretesa tributaria dei Comuni.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale