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Legge di Bilancio per il 2023, la sintesi delle misure

Ma il contenuto della legge è già oggetto di modifica: possibili cambiamenti
Legge di Bilancio

Bisognerebbe esordire dicendo che il contenuto della Legge di Bilancio per il 2023 è già oggetto di modifica, ma questo è un fatto noto considerando che il Governo licenzia una misura di carattere generale e il Parlamento ha modo di intervenire con degli emendamenti. Per queste ragioni quanto riporteremo oggi, nel merito della manovra più importante dell’anno è suscettibile di future revisioni. Secondo aspetto da evidenziare è che gran parte delle anticipazioni fatte dal Governo nell’ambito del Decreto Aiuti Quater non è transitato da quel decreto ma è finito in questa Legge di Bilancio per ragioni dettate dalla assenza di caratteristiche d’urgenza.

Si comincia con la conferma dell’aumento della soglia per il regime forfettario a 85 mila euro, in luogo della precedente soglia dei 65 mila euro. Si potrà accedere al regime in qualsiasi momento perché il regime forfettario resta un regime “naturale” e ovviamente potranno accedervi anche coloro i quali entro la fine di questo anno matureranno un totale dei ricavi superiore ai 65 mila euro ma inferiore agli 85 mila. Valgono le stesse regole di alleggerimento fiscale previste per il regime precedente ovviamente. Il Governo, come promesso, mette subito in campo una serie di misure per il contrasto al caro energia. Per i primi tre mesi del 2023 saranno destinati 21 miliardi di euro ad aiuti in favore delle famiglie e delle imprese. Vengono eliminati gli oneri impropri in bolletta ed esteso il credito di imposta per l’acquisto di energia e gas naturale per bar, ristoranti ed esercizi commerciali. La percentuale di credito sale dal 30% al 35% mentre per il comparto delle imprese energivore e gasivore passa dal 40% al 45%. Per le famiglie in condizione di fragilità con ISEE sotto soglia 15.000 euro, è previsto il rafforzamento del meccanismo del bonus sociale bollette. Vengono invece ridotte le aliquote IVA dal 10% al 5% per i prodotti per la prima infanzia e l’igiene intima femminile.

Da una stima pubblicata nei giorni scorsi sulle principali riviste di settore si tratta però di un risparmio banale ascrivibile alla misura di circa 40 euro l’anno. Anche sul fronte delle povertà alimentari si gioca una partita importante che vede il Governo impegnato nella realizzazione di una “Carta di Risparmio” per i redditi fino a 15.000 euro gestita dai Comuni e finanziata con circa 500 milioni di euro. Si tratta fondamentalmente di un sistema per buoni spesa da destinare ad acquisti di prima necessità in una serie di punti vendita che aderiscono alla iniziativa. Per i lavoratori che percepiscono l’assegno unico con tre o più figli è stanziato un fondo incrementativo di 610 milioni di euro e questo dovrebbe consentire un incremento dell’assegno nel 2023 di circa il 50% e di un ulteriore 50% per le famiglie con un numero di figli superiore a tre. Sotto il profilo della tassazione dei premi di produttività dei lavoratori dipendenti è confermata la possibilità di ottenere una detestazione fino a 3.000 euro con una aliquota minima al 5%. Attenzione perché non si tratta di alcuna forma di bonus. Il datore di lavoro che fosse nelle condizioni di riconoscere un premio produttività ai lavoratori potrà attribuirglielo nella misura fiscale ridotta al 5%. Per le nuove assunzioni è fissato un limite massimo dei contributi a 6 mila euro l’anno per chi assume lavoratori già assunti a tempo determinato, donne di età inferiore ai 36 anni e percettori di reddito di cittadinanza. Inoltre è introdotta una flat tax incrementale calcolata sul differenziale tra il reddito maturato e il tetto massimo raggiunto di 40 mila euro con una tassazione al 15% e una franchigia del 5%

Vengono confermate le agevolazioni concesse alle coppie under 35 per l’acquisto della prima casa, sostanzialmente composte nella forma della garanzia concessa dallo Stato sui mutui erogati. La Manovra riguarda anche le pensioni. Nel 2023 si potrà andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età. Raggiungendo così la quota 103. Per coloro i quali decidessero di restare al lavoro la contribuzione scenderà del 10%. Viene confermata l’Ape Sociale per i lavori usuranti anche per il 2023 ed anche l’Opzione Donna con la possibilità di andare in pensione a 58 anni con due figli o più, 59 anni con un figlio e 60 negli altri casi. Il Reddito di Cittadinanza cambierà forma. Dal 1° gennaio 2023 le persone di età compresa tra i 18 e i 59 anni che siano abili al lavoro e non abbiano a carico disabili, minori o anziani di età superiore ai 60 anni riceveranno l’assegno nel limite massimo di 7 o 8 mensilità invece degli attuali 18 mesi rinnovabili. Diventerà inoltre obbligatorio frequentare un corso di formazione o riqualificazione professionale di almeno 6 mesi. In mancanza di tale partecipazione si decade dal diritto all’assegno come anche nel caso si rifiuti la prima offerta di lavoro congrua percepita. Altre misure minori sono l’incremento, confermato, della soglia dell’uso del contante ad euro 5 mila e la soglia di non punibilità per il rifiuto di pagamenti con il POS sotto quota 60 euro. Sicuramente perfezionamenti sono previsti nei prossimi giorni in Parlamento.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale