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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 10:55:00

Salute

Quando rivolgersi all’Urologo: per cura o prevenzione?

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Quando rivolgersi all'Urologo: per cura o prevenzione?

L’Urologo è il Medico specialista dell’apparato urinario, quindi preposto alla cura delle patologie dei reni, della vescica e dell’uretra, sia nel sesso maschile che femminile. Oltre a quanto appena descritto, è anche lo specialista dell’apparato genitale maschile, quindi delle patologie a carico della prostata, dei testicoli e del pene. Qualora l’Urologo acquisisca competenze specifiche in ambito andrologico, il suo campo di studio si estende anche a settori come l’infertilità o la disfunzione erettile, pertanto padroneggiando anche il campo endocrinologico e psicologico inerente tale patologia. L’Urologia è una branca giovane ed in continuo sviluppo e ad essa appartengono alcune delle patologie oncologiche più frequenti nel sesso maschile, come il carcinoma della prostata (tumore statisticamente più rappresentato dopo i 50 anni) ed il tumore del testicolo (neoplasia più frequente nel sesso maschile al di sotto dei 40 anni).

Risulta PERTANTO EVIDENTE come la prevenzione debba iniziare sin della giovane età, rivolgendosi all’Urologo PRIMA della comparsa di sintomi che potrebbero già rappresentare un esordio subdolo di malattia. In adolescenza, una visita specialistica potrebbe riconoscere, nel sesso maschile, una condizione nota come varicocele, ossia una dilatazione dei vasi venosi peritesticolari che potrebbero compromettere la fertilità in età adulta, al momento della scelta procreativa. In età adulta, la visita urologica dovrebbe associarsi, annualmente, al dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico), noto marcatore di “patologia” prostatica (non esclusivamente di tumore!), come screening nella prevenzione del tumore della prostata. Lo specialista raccoglie importanti informazioni su sintomi urinari a cui il paziente potrebbe anche non dare la giusta attenzione, eseguendo successivamente semplici esami diagnostici come l’Ecografia o la Uroflussometria.

E LA DONNA?
La donna risulta statisticamente più esposta rispetto all’uomo a sviluppare calcoli delle vie urinarie ed è inoltre maggiormente soggetta ad infezioni delle vie urinarie (cistiti), troppo spesso croniche per il mancato riconoscimento di condizioni predisponenti (che l’Urologo può diagnosticare) o perchè affidate a figure specialistiche non di settore. Altra condizione molto debilitante nel sesso femminile è rappresentata dalla urgenza minzionale e dalla incontinenza urinaria, da sforzo, da urgenza o mista.

ESAMI DI BASE FONDAMENTALI PER UNA VALUTAZIONE INIZIALE DEL PAZIENTE
Esame Obiettivo Dopo una accurata raccola di informazioni nella fase della anamnesi, si esegue una valutazione dell’addome del paziente, con lo scopo di evidenziare eventuali aree di alterata pigmentazione cutanea (come potrebbe accadere in condizioni di flogosi), zone di dolore evocate dalla palpazione, come accade ad esempio in corrispondenza dei “punti ureterali”che risultano dolenti in caso di colica renale da calcolo o comunque generata dalla distesione dell’alto tratto urinario. Dopo una valutazine dei quadranti addominali, l’Urologo esegue una valutazione degli organi genitali, allo scopo di rilevarne una corretta collocazione, morfologia,consistenza ed eventuale dolorabilità. Nella donna, ove la visita fosse richiesta per Incontinenza Urinaria, si aggiunge una ulteriore valutazione atta a valutare eventuali perdite urnarie, spontanee o evocate dalla esecuzione di colpi di tosse. Nell’uomo la visita invece termina con l’esplorazione della ghiandola prostatica, al fine di valutarne dolorabilità, dimensione ed eventuale presenza di noduli. Ecografia Apparato Urinario e genitale maschile.

Tale esame consente di esprimere giudizio di forma, sede, dimensioni, ecostruttura negli organi interessati(reni, vescica, prostata, testicoli. Tra le più comuni indagini eseguite in ambito urologico, ricordiamo, l’ecografia renale che consente di escludere in modo subottimale l’eventuale presenza di una distensione delle cavità urinarie che potrebbe essere secondaria alla presenza di calcoli (o microcalcoli comunemente chiamata “renella”) o ad altre patologie ostruttive (in una percentuale minore rispetto alla calcolosi potrebbe esserci un diretto nesso di causalità con le patologia neoplastica dell’urotelio che è lo strato che riveste internamentele vie urinarie). Altra indagine comunemente richiesta è la ecografia prostatica sovrapubica che consente di osservare segni di flogosi a carico della ghiandola prostatica e le dimensioni dell’organo, nel 70 % dei casi aumentate nella popolazione al di spra dei 50 anni e spesso causa dei primi disagi urinari avvertiti dai pazienti. Uroflussometria Il paziente giunge all’esame con uno stato di riempimento vescicale tale da simulare lo stimolo che comunemente lo porta ad urinare (solitamente è sufficiente bere mezzo litro d’acqua un’ora prima dell’esame). L’esame consente di esprimere un giudizio relativo allo stato di distensione vescicale (in base al volume che genera lo stimolo), la massima velocità raggiunta dal flusso urinario ed espresso in ml/sec, eventuale presenza di residuo post minzionale. Solitamente si osserva una alterazione di questi parametri in corso di condizioni come l’iperplasia prostatica benigna, stati infiammatori come le prostatiti e le cistiti, ostruzioni del basso tratto urinario, come si può verificare in corso di stenosi uretrale e carcinoma della prostata, alterazioni del riempimento e dello svuotamento secondarie a malattie neurologiche, come nel caso delle malattie demielinizzanti (ad es. Sclerosi multipla) ed altre patologie neurologiche tali da generare uno stato di vescica Neurologica.

Dott. Gianfranco Galeone
Urologo Andrologo presso Obiettivo Salute Taranto

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