Giustizia giusta, io firmo

E così, dopo tanto meditare e dopo aver analizzato uno per uno i quesiti che il Partito radicale ha posto alla base della richiesta di referendum sulla giustizia, sono addivenuto al convincimento che firmare è necessario.

A convincermi ci sono ragioni di carattere politico e di merito. Quelle di carattere politico sono presto dette e si sostanziano innanzitutto nella necessità di addivenire ad un riequilibrio tra i poteri, ossia tra quello giudiziario (che poi potere non è, ma ordine, sia pure autonomo e indipendente da ogni altro potere, come recita l’articolo 104 della Costituzione),e quello politico, ponendo fine a quella che qualcuno ha definito la guerra dei trent’anni tra magistratura e politica, finalmente restituendole ai loro rispettivi compiti costituzionali. Insieme a tutto questo c’è la convinzione che un pronunciamento popolare, quale è l’istituto del referendum, possa costituire unaformidabile spinta per l’approvazione di una riforma della giustizia, quella, nella fattispecie, proposta dall’attuale guardasigilli Marta Cartabia, che attualmente non sta trovando in Parlamento un agevole cammino, a causa degli innumerevoli ostacoli e delle difficoltà frapposte da quelle spinte giustizialiste che ancora condizionano le posizioni di alcune forze politiche populiste, che tanti danni hanno prodotto al sistema giustizia in questi anni.

Non solo, ma una riforma della giustizia appare necessaria come il pane, essendo una, se non la principale, delle condizioni poste dall’Europa per ricevere i soldi del Recovery Plan. Per quanto riguarda le ragioni di merito più che convincenti e opportuni mi sembrano i primi cinque quesiti. Il primo è quello che riguarda un riforma radicale del CSM che da strumento di autogoverno della magistratura si è via via trasformato in terreno di scorribande delle correnti che decidono tutto su vita, destinazione, carriere e persino appartenenza all’organo stesso di ogni singolo magistrato, scavalcando così compiti e decisioni che spetterebbero al CSM, in quanto organo costituzionale. Il secondo è quello della responsabilità civile dei magistrati. Insomma chi sbaglia, specialmente in casi azioni dolose, abusi e negligenze, paga, così come avviene per tutti i funzionari pubblici e senza che sia lo Stato a risarcire per poi rivalersi sul singolo magistrato. Il terzo riguarda la separazione delle carriere dei magistrati, che dovranno, all’inizio della loro carriera, scegliere in via definitiva tra funzione giudicante e funzione requirente.

Il quarto riguarda l’affidamento della valutazione dell’operato dei magistrati non solo ai magistrati ma anche alla componente non togata, quali avvocati, professori ordinari universitari, cancellieri. Il quinto riguarda i limiti di abusi della custodia cautelare. Il quesito punta a limitare la possibilità di ricorrere alla carcerazione preventiva prima dell’emanazione di una sentenza definitiva di condanna, proponendo l’abrogazione di un articolo del testo del decreto del presidente della Repubblica numero 447 del 1988 e successive modificazioni e integrazioni e chiedendo che delle tre circostanze per cui si ricorre alla custodia cautelare, rimanga solo la reiterazione del reato. Questo anche al fine di evitare un eccessivo sovraffollamento delle carceri, le quali, ha detto recentemente la ministra Cartabia, parlando dei fatti accaduti in Santa Maria Capua Vetere, sono lo specchio della società, ma purtroppo in esse i detenuti vivono spesso in condizioni disumane, soprattutto per la carenza di quelle condizioni minime necessarie per una convivenza civile che possa fare del carcere uno strumento che punta alla rieducazione e quindi al reinserimento nella vita sociale.

C’è infine il sesto quesito, anch’esso molto importante e meritevole di attenzione relativo all’abolizione de Decreto Severino, che prevede l’incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica dalla carica di parlamentare, consigliere e governatore regionale in caso di forme specifiche di reato. Il quesito chiede diaffidare al giudice la decisione, in caso di condanna, se comminare oltre alla sanzione penale anche quella accessoria di interdizione dai pubblici uffici e per quanto tempo. E questo anche al fine di superare incongruenze e ingiustizie che si sono verificate, come hanno dimostrato anche recenti fatti di cronaca che hanno riguardato tanti amministratori che, senza una approfondita valutazione, hanno visto troncata la loro carriera politica. Insomma tutto questo mi induce a firmare, nella convinzione che, se questo referendum dovesse essere approvato, come è auspicabile, potrebbe avere inizio una nuova fase della storia della nostra Repubblica. Per chi lo volesse, il referendum per una giustizia giusta può essere firmato mercoledì 28. 07.2021, dalle ore 18.00 alle ore 20.00 nello spazio antistante la parrocchia Regina Pacis di Lama, dove il Partito radicale allestirà un banchetto per la raccolta delle firme.

Prof. Damiano PALMA

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