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Lo strumento obsoleto del PRG, non può più produrre niente

La pianificazione urbanistica

La Storia ci dice che la legge n.1150/42 è la prima legge statale organica in materia urbanistica, approvata il 18/ago/1942, dopo circa 20 anni di dibattito culturale, giuridico e politico. Nei successivi anni è stata integrata e modificata, ma non è stata mai sostituita. La Legge può essere pensata come la sintesi di un periodo, quello del ventennio fascista, durante il quale ci fu una intensa attività, con la realizzazione di nuove Città come Vittoria, Littoria, nel Lazio, e Carbonia, in Sardegna. Centri urbani che facevano parte del più vasto fenomeno delle bonifiche integrali che videro dunque la realizzazione di un gran numero di nuovi insediamenti, che corrispondevano alle ideologie del momento storico. Solo alcuni di questi hanno però il carattere di complessità di centro urbano residenziale.

Gli insediamenti avevano spesso modesta estensione territoriale e demografica e uno specifico carattere rurale, e non erano allora assimilabili, sia per dimensioni che per caratteristiche progettuali, ad una città vera e propria, intesa come insediamento urbano intensivo, separato dalla campagna, sede di attività economiche di vario tipo, luogo di integrazione, concentrazione ed interrelazione tra varie funzioni ed istituzioni. La più frequente tipologia insediativa corrispondeva infatti ad un centro di servizi posto all’interno di un’area d’insediamento agricolo sparso, in cui le case rurali sono poste direttamente sull’appezzamento agricolo assegnato alla famiglia colonica. Il centro di aggregazione non aveva carattere residenziale, ma comprendeva edifici pubblici (chiesa, casa del fascio, ambulatorio, a volte municipio, caserma della milizia e scuola) e servizi (consorzio agrario, spaccio, barbiere, locanda), organizzati intorno ad una piazza o ad un asse viario. La consolidata definizione di “città di fondazione” non comprende quindi, anche alla luce di recenti studi, riscoperte e pubblicazioni, la complessità ed il gran numero di urbanizzazioni di varia tipologia insediativa programmate nel contesto di pianificazione territoriale ed agricola di più ampia scala della “bonifica integrale” prevedeva la bonifica idrica o il disboscamento di aree vaste, la suddivisione del territorio agricolo in appezzamenti podarili e l’infrastrutturazione del territorio.

Possiamo dare un giudizio storico contestualizzato sull’Architettura e l’Urbanistica di questi insediamenti: riflettono la complessità del panorama architettonico italiano degli anni trenta, in cui convivevano le istanze del razionalismo europeo più rigoroso, con il cosiddetto stile “novecento” che perseguiva una rilettura della tradizione, per tacere delle posizioni più accademiche. Tra tali posizioni vigeva un’accesa polemica che non impediva compromessi e ibridazioni sulla strada di ricerca di un razionalismo “italiano” portata avanti, per esempio dall’architetto Libera e sull’attenzione per l’architettura spontanea “mediterranea .Val la pena ricordare che all ‘indomani della prima guerra mondiale l’Europa doveva ricostruire non solo se stessa ,ma anche quel sistema di valori e punti di riferimento indispensabili per la sopravvivenza e lo sviluppo di una società civile. L’arch. Loos diventa un punto di riferimento divenendo una avanguardia di ricerca e progettazione con l’impiego dei materiali da costruzione e delle nuove tecnologie a esse connesse. In questo contesto assume prima un valore di laboratorio il D’Uther Weekend, che nasce a Monaco nel 1907, periodo ante guerra, e successivamente il Bauhaus nel periodo compreso fra il 1919-1933, con le esperienze di Gropius . E il periodo storico in cui si confronteranno sui temi dell’Urbanistica e dell’Architettura architetti come Mies van der Rohe, Frank Lloyd Wright, Alvar Aalto, Le Corbusier.

È il momento storico in cui nascono le teorie sulla Città lineare, sull’unitè d’Habitation. Siamo nel 1946, ancora in un tragico scenario di devastazione e macerie. Le varie nazioni europee sopravvissute alla seconda guerra mondiale avviano ciascuna grandi progetti di ricostruzione. In Francia il ministro dell’Urbanistica e della Ricostruzione Raoul Dautry interpellò, tra gli altri, l’architetto avanguardista Le Corbusier, che ebbe così l’opportunità di mettere in pratica i suoi recenti e innovativi studi sui princìpi funzionali volti a un nuovo modo di concepire lo spazio abitativo collettivo .Il concetto si rivolge a studiare un sistema di relazioni che, partendo dalla singola unità abitativa intesa come cellula di un insieme, si estendeva all’edificio, al quartiere e all’intero ambiente costruito. Le Corbusier tenta la sinergia tra la vita individuale, familiare e collettiva. È l’inizio della razionalizzazione dell’Uso del Territorio. Queste brevi consierazioni ci fanno comprendere che l’Architetto diventa l’interprete principe dello sviluppo del Territorio l’Urbanistica e l’Architettura sono un Unicum inscindibile nella pianificazione per la risoluzione di eventi che possono sconvolgere il Territorio e i rapporti socio-economici, e creare crisi ambientali. I corsi e ricorsi della storia ci pongono di fronte a delle scelte, anche perché per crisi, parola proveniente dal latino e dal greco, si esplicita in “scelta, decisione”. Ogni situazione più o meno transitoria, di malessere e di disagio, è sintomo o conseguenza del maturarsi di profondi mutamenti organici o strutturali, e impone un cambiamento. In questo momento storico. La Pandemia ed il PNRR determineranno una rivoluzione. La “transizione ecologica” sarà un insieme di azioni rivolte alla sostenibilità dell’economia; favorirà il passaggio da un sistema basato sulle fonti energetiche inquinanti a un modello virtuoso incentrato sulle fonti verdi, faciliterà il processo di innovazione tecnologica, di rivoluzione ambientale, e di nuove economie, che non terranno conto solo dei profitti economici, ma anche del rispetto della sostenibilità ambientale.

Le Città subiranno una trasformazione epocale come quando si passò dall’economia agricola all’economia industriale, dall’economia industriale all’economia post industriale, dal Globalismo al Glo-calismo, e se la condizione di uno sviluppo sostenibile sarà di “assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente, lo sviluppo eco-compatibile sarà di non compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”. Questa rivoluzione modificherà il trinomio strutturale basato sull’equilibrio Lavoro /Uomo/Città, e dunque anche i rapporti fra Territorio e Città, fra abitazione e posto di lavoro, fra standard urbanistici e qualità della vita, fra vuoto e pieno. In queste dinamiche si inseriscono alcune riflessioni da dati statistici: l’aumento dell’indice demografico legato alla età della popolazione residente, la riduzione dell’indice demografico della popolazione residente, la modifica degli stili di vita e dei bisogni. Il sistema di pianificazione del PRG è un modello obsoleto, come i DM 2.4.68 e D.M 1.4.68, e come tali vanno ripensati con strumenti più celeri e con burocrazie approvative più snelle e aderenti alle realtà socioeconomiche. Il PNRR, che detta i Tempi e i Modi, ci impone in meno di 4 anni questa rilettura per costruire un futuro di Città eco. Sostenibili, e nello stesso tempo innovative e competitive. Bisognerà ripensare gli Immobili residenziali, che insieme alla mobilità non dovranno più produrre CO2 e PM10. Bisognerà avere piani del Verde in grado di ristabilire i principi dell’Habitat naturale.

Bisognerà ripensare il recupero degli immobili abbandonati anche in rapporto ai nuovi diktat dell’eco bonus e sisma bonus, ma soprattutto alle esigenze e alle età dei fruitori. In tutto questo conterà la capacità degli Architetti di scongelare le proprie attitudini progettuali, dovranno abbandonare le forme auto-celebrative, e diventare i precursori di un nuovo percorso e di una nuova modalità di vivere l’abitazione, utilizzando nuovi materiali e nuove tecnologie, dovranno ripensare la Città, di cui la mobilità sostenibile utilizzerà nuove tipologie di arterie. Tutto ciò sarà possibile solo se ci saranno politiche di sostegno adeguate sia a livello nazionale, ma soprattutto periferico che veicolino e facilitino il cambio degli stili di vita dei Cittadini, ma soprattutto se gli Architetti diventeranno dei Creativi capaci di far immaginare un futuro migliore. Dunque lo sforzo culturale sarà di contribuire al cambiamento, ed alla modifica dello strumento del PRG, che ormai non può più produrre niente. Questo sforzo non può essere solo mirato alla produzione di leggi meramente finanziarie, ma ad un sistema organico di regole certe e snelle, che purtroppo non possono partire che da una osservazione: Una città Settentrionale è diversa da una Città Meridionale, per ragioni Storiche, Culturali, e Ambientali. Queste diversità rendono affascinante il nostro patrimonio urbano, e nella sua complessità attrattivo per il Turismo. È una mia idea, ma forse in un PRG più che parlare di Zonizzazione bisognerebbe che parlasse del futuro della Città e dei Cittadini, in funzione delle reali vocazioni socioeconomiche, della capacità delle interrelazioni fra sistemi di Città, e si connaturasse con un Piano esecutivo del Verde, con un Piano esecutivo delle acque, con un Piano della Mobilità. Con una parola sola il Piano Strategico del Sindaco, con regole e tempi certi.

Terenzio LO MARTIRE

Presidente Cammina_Ta