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Cronaca di una guerra annunciata

Accademia delle scienze

Di questa guerra l’orrore è scritto sui volti degli ucraini. Nelle lacrime degli uomini e delle donne che accettano di allontanarsi dai propri figli per regalargli una via d’uscita. L’orrore è in quei distacchi familiari, ognuno dei quali è amaro commiato consapevole di poter essere un addio. L’orrore è nello sguardo immoto e rassegnato dei bambini malati oncologici costretti a fare le chemioterapie nei sotterranei degli ospedali bombardati, senza neanche il conforto della luce. L’orrore è nel fumo nero che si leva dalle macerie delle città svelandone la bellezza oltraggiata, sfregiata da attimi di atroce follia. Il disonore è nell’atrocità che determina tutto questo orrore, ma è anche nella colpevole inerzia di coloro che questo orrore avrebbero potuto evitarlo. Come la morte nel capolavoro di Gabriel Garcia Márquez, anche questa guerra era annunciata e, come nelle pagine del libro, anche qui i destini sono legati ai misteri dell’agire umano, alle sue motivazioni profonde – spesso indegne – ed alle sue ambiguità. In questa guerra, le cui radici sono lontane, gioca un ruolo importante la cecità di un occidente distratto ed autoreferenziale, sordo alle invocazioni del governo di Kiev e troppo cieco di fronte all’evidenza di fatti eloquenti.

Questa non è la guerra tra la Russia e l’Ucraina, questa è la guerra della Russia e la resistenza dell’Ucraina. Putin agisce non solo contro il governo di Kiev, ma contro la pratica e la metodica delle libertà democratiche, da lui mai tollerate. Nelle intenzioni dell’invasore avrebbe dovuto essere una guerra veloce dall’esito scontato, ma il popolo Ucraino, armato soprattutto di orgoglio, resiste da giorni. La sproporzione di forze è netta, la Russia è la seconda potenza armata del mondo mentre l’Ucraina la ventiduesima ma, nonostante ciò, è ben preparata ed ha dalla sua parte una popolazione civile che non contempla la resa. La maggior parte dei governi di Kiev, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, ha più volte sollecitato gli Stati europei in ordine alle proprie necessità. Quelle grida di allarme non tacevano il rischio nella gestione di quella minoranza della popolazione totale, che in qualche area era maggioranza, che non aveva abbandonato la lingua russa e che guardava all’occidente con diffidenza ed avversione. Di fronte a quei richiami, l’Europa libera, forte e potente ha vacillato, lo ha fatto per non irritare un partner economico forte, la Russia, che, per di più, è il principale fornitore di gas di molte nazioni dell’UE tra le quali l’Italia. L’esile arbusto della democrazia ucraina che voleva rafforzare le sue radici, ha trovato l’ostacolo della Russia di Putin, che gli ha opposto la durezza dei propri convincimenti e l’assurdità delle proprie aspettative. La nostra Europa ha preferito percorrere la strada dell’ambiguità e continuare a beneficiare degli interessi economici condivisi con Mosca. Siamo rimasti inerti di fronte alla conquista russa della Crimea ed anche di fronte all’evidente appoggio dato ai separatisti del Donbass.

Siamo stati sordi ai deliri di Putin anche quando, in un discorso di due anni, fa diceva:“ Che senso avrebbe il mondo se non esistesse la Russia” tradendo disponibilità a percorrere vie estreme per la realizzazione dei propri piani basati sulla allucinata visione di una nuova Russia imperiale. Quei deliri di Putin, solo oggi vengono considerati profetici e solo oggi si osserva quella sua debolezza psicologica e quel suo stato mentale “unhinged”, squilibrato, instabile come lo definisce l’intelligence americana. In quei deliri e nella artata narrazione di una grande madre Russia bisognosa della protezione di stati cuscinetto per allontanare i missili nucleari della Nato, c’era già la genesi della volontà di aggredire l’Ucraina e violarne la sua integrità territoriale. E’ in quei deliri, e nella colposa inerzia dell’Europa, che sono state poste le basi di questa guerra e dei drammatici rischi di una sua escalation. Oggi finalmente, di fronte agli orrori e di fronte al rischio conclamato che quella follia non trovi il limite della ragionevolezza, l’Europa sembra aver trovato uno spirito reattivo ed una unità di fondo, come testimoniano le condivise misure economiche contro la Russia. Di fronte a ciò che accade l’Europa sembra aver compreso che la sua forza è in nuovo equilibrio unitario, affrancato dai condizionamenti e dalle logiche di una economia imperativa. “L’Ucraina non esiste e non ha diritto di esistere” tuonava Putin, ma il popolo ucraino sta dimostrando nei fatti la sua esistenza, il suo diritto a continuare ad esistere e la capacità di resistere. Lo dimostra quotidianamente con il coraggio e la determinazione del suo popolo e con un Presidente, su cui si è ironizzato per la sua precedente attività di comico, che all’offerta americana di una sua evacuazione protetta risponde “No grazie, è qui che si fa la storia dell’Ucraina libera, fino alla fine”. Nessuno di noi può sapere quali saranno gli esiti di tanta brutalità e quali e quante saranno, comunque, le conseguenze di questa guerra che, più di altre, è ingiusta ed ingiustificabile. Di certo la drammaticità di questi giorni deve dirci che abbiamo sbagliato molte scelte, che optare per uno sterile nuovismo della rappresentanza politica è scellerato, che abbiamo il diritto ed il dovere, morale e sociale, di scegliere, con oculatezza e grande senso di responsabilità, coloro che devono rappresentarci. Una Europa meglio rappresentata, più lucida e lungimirante, meno distratta dagli interessi economico-finanziari e più etica, alle spietate conseguenze di certa follia, avrebbe saputo e potuto porre tempestivo rimedio. Per ora, a pagare gli effetti delle carenze personali e funzionali di certa politica estera, c’è la popolazione ucraina, ma domani potremmo essere noi a pagare per la mancanza di ponderazione delle nostre stesse scelte.

Putin, e non il popolo russo, che in parte e per come può, sta dichiarando il proprio dissenso a questa guerra stolta ed inane, ha tracciato nel mondo un profondo solco di odio e rabbia. La storia racconterà della sua responsabilità nell’orrore di questi giorni e nel realizzarsi di questa tragedia epocale, ma racconterà anche della ignavia di chi ha lasciato che ciò accadesse, di coloro che si sono sentiti intangibili, protetti dalla libertà di democrazie che hanno ritenuto scontate. Racconterà di noi tutti, assopiti dalla comoda illusione di non correre rischi, ma questa guerra, adesso, deve indurci ad una riflessione profonda sul nostro futuro di cittadini italiani ed europei. Deve insegnarci che è in certa debolezza ed in certa ambiguità, che la follia di dittatori come Putin, affonda i suoi artigli e che ad essi occorre opporre adeguati e tempestivi rapporti di forza. Non basta sventolare bandiere di pace per allontanare i rischi e le atrocità delle guerre, occorrono interventi tempestivi e caustici ed il coraggio di correre rischi. Il governo nazionale e quello europeo che ci rappresenteranno nel prossimo futuro, dovranno essere competenti, capaci, coraggiosi e forti, perché, ora più che mai, sappiamo che tra gli argini delle loro scelte scorre il nostro destino. Grazie all’Ucraina ed al suo popolo oggi abbiamo un motivo in più per uscire dal nostro colposo letargo, perché in tutto l’orrore ed il disonore di questa guerra, possiamo rendere omaggio all’onore di chi, come loro, sa ancora combattere per la libertà. Slava Ukraïni!

Francesca STRATICÒ