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Misure straordinarie in una situazione eccezionale

Kiev

Appare evidente che i fatti gravissimi in Ucraina hanno fatto emergere una situazione di crisi eccezionale che si aggiunge alle ingiuste ed atroci morti di civili, all’esodo di massa dalle zone di guerra e di tutto ciò che ne consegue per poter gestire al meglio la solidarietà umana e per tentare di rendere meno dura la disperazione dei profughi. Tra le varie problematiche di questo conflitto è apparso evidente il fallimento della “globalizzazione” e sono emerse in modo dirompente le enormi difficoltà di gestione della crisi economica e finanziaria a livello mondiale.

A fronte dell’aggravarsi dell’azione militare russa il mondo occidentale ha risposto con l’adozione delle “restrizioni” sul piano economico/ finanziario verso la Russia. Ma tale politica già mostra segnali di divisioni tra gli Stati Europei considerato che le misure adottate hanno posto dei problemi piuttosto seri sulle economie dei Paesi europei più deboli quali il nostro. E’ chiaro che trattandosi di società capitalistiche il meccanismo “sanzionatorio” determina un peggioramento delle sacche di sottosviluppo o emarginate dal ritmo produttivo generale del sistema stesso del nostro Paese. Inoltre, uno dei pericoli più gravi è quello che una volta intrapreso tale percorso non si ha “certezza” dei tempi per un ritorno alla cosiddetta “normalità”! Gli esperti di economia hanno oramai certificato il rallentamento dell’Italia rispetto alle previsione che il Governo aveva annunciato poco prima dello scoppio della guerra. Se, poi, si aggiunge a ciò il fatto che il nostro governo intende procedere per l’aumento delle spese militari, non si può che presagire che tutti questi provvedimenti “restrittivi” diventeranno ancora più ardui da gestire e da mantenere per l’Italia, e colpiranno in modo non equo soprattutto le nostre aree geografiche meno ricche o con meno potenzialità di attingere risorse nei settori della produzione industriale, agricola, turistica e via discorrendo. In questo contesto torna a bussare alle porte della politica di uno dei veri drammi dell’Italia che spesso i governi e la politica per troppo tempo dimenticano la sua esistenza. Ci riferiamo alla “situazione di disuguaglianza” che colpisce tutta l’area meridionale e che, appare interessare anche buona parte dell’Italia centrale.

A fronte di ciò è doveroso chiedere e porsi delle domande: 1) la politica governativa in una fase così eccezionale ha un programma in favore del mezzogiorno che abbia una visione temporale di lunga durato e non di breve periodo? 2) nel nostro Parlamento esistono forze politiche capaci di rovesciare la tendenza alla subordinazione, all’emarginazione ed alla disuguaglianza dei luoghi di nascita? 3) i presidenti delle regioni sono e saranno in grado di “fare sistema” per porre un freno all’esodo dei giovani meridionali che sono la gioventù più triste dal dopo guerra in avanti? Noi riteniamo che in un momento così drammatico e eccezionale occorra il concorso delle forze politiche, dei presidenti delle regioni, delle forze sindacali tutte e dei singoli cittadini, affinché il “Governo dei migliori” ed il Parlamento si facciano promotori per la predisposizione e l’adozione di un “Piano straordinario di crescita per le giovani generazioni del Mezzogiorno”. Si deve passare dall’approssimazione e dalla genericità acclamata da vari settori politico-confindustriali, alla definizione di un concreto progetto che armonizzi lo sviluppo e la crescita di questi vasti territori con l’obiettivo di superare le difficoltà attuali considerato che, invece e purtroppo, quest’ultime chiudono ulteriormente ogni prospettiva lavorativa per i giovani. L’avvenire delle giovani donne, dei giovani lavoratori e delle future famiglie, visti gli anni difficilissimi che stiamo vivendo, è stroncato sul nascere, oggi ancor di più di ieri. Se si tiene conto che oramai tutte le famiglie sono diventate più povere per via dell’aumento del costo della vita e delle tasse, è facile immaginare quale sia lo status (drammatico) delle fasce più deboli del nostro Paese.

L’acclamato PNRR risulta essere ancora un piano nazionale di sviluppo abbastanza misterioso poiché, da quello che si legge nelle linee generali, non è sancito né garantito il “diritto ai giovani di lavorare” con continuità e regolarità nel proprio Paese. Il nostro Stato democratico, con questo Pnrr, non appare essere in grado di assicurare ai giovani delle future generazioni la realizzazione dei loro diritti sanciti dalla nostra Costituzione. In questo panorama i nostri governanti dovrebbero porre un freno all’esodo di massa delle intelligenze giovanili! Basterebbe buona volontà e ferma decisione per riuscire a uniformare le ricchezze e le potenzialità del nostro Paese e per far ritornare l’Italia nella giusta collocazione politica e storica. Non più una Italia spaccata dalle differenze, ma una Italia dove tutti hanno gli stessi diritti e doveri attraverso un servizio sanitario non a macchia di leopardo e così per la scuola, la ricerca, le infrastrutture, la logistica, la portualità, l’agricoltura, la giustizia giusta e, non per ultimo, per la difesa dei luoghi di lavoro. Un Paese dove sia una regola consolidata la lotta agli sprechi e dove il regime fiscale sia finalmente equo e trasparente anche attraverso l’adozione di un vero “conflitto fiscale tra Stato e cittadino”.

Per tutte queste ragioni riteniamo che questo momento eccezionale possa essere l’occasione giusta per ricostruire un tessuto economico, sociale e culturale necessario ai nostri concittadini ed utile al nostro paese per essere protagonista di una Europa anch’essa da ricostruire, culturalmente e non solo sul piano militare. Siamo certi che la vera Europa si potrà realizzare solo se si supereranno gli egoismi nazionali e se si mirerà ad una sorta di Stato Confederale Unito sui piani della giustizia, delle tasse, della tutela dei diritti dei lavoratori, ma solo per evidenziarne alcuni. Dunque una Italia ed una Europa che aboliscano nei fatti le disuguaglianze e che puntino a restituire tutto ciò che appartiene alla riconosciuta dignità della persona. Il successo del nostro Pnrr dipenderà molto se il Governo adotterà provvedimenti da noi indicati per dare certezza ad una strategia di sviluppo e di crescita per un lungo periodo a favore del Mezzogiorno e delle giovani generazioni. Se non ora quando?

di Domenico CARRINO,
Paolo DI PACE,
Paolo GONZALES,
Adriana MARTINELLI,
Michele PIACENTINI,
Sandro PETRILLI,
Gianfranco SALVUCCI