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La questione Ucraina: il tavolo della pace va allargato

Claudio Signorile

La guerra in Ucraina “può non fermarsi lì”, perché “riguarda gli equilibri mondiali”. Dunque il “tavolo della pace va allargato” ad altri attori che non siano solo aggressori e aggrediti. Questo il quadro che l’ex ministro socialista e l’ex vicesegretario del Psi, Claudio Signorile, traccia in un’intervista all’AGI. In Europa “per orientare la UE a chiedere questo tavolo politico”, Signorile si dice certo che “la voce del presidente Draghi verrebbe ascoltata. Forse non basterebbe, da sola, ma darebbe avvio a qualcosa di nuovo e definito”. “L’invasione russa della Ucraina – sottolinea l’ex ministro – sembrava una guerra regionale, che poteva essere gestita in un contesto di diplomazia operosa: non era così. È rapidamente diventato un conflitto, per ora guerreggiato aspramente in terra Ucraina, e ampliato alla dimensione mondiale, come dimostrano gli interventi sanzionatori in economia, e di condanna nelle sedi delle istituzioni internazionali. Può non fermarsi lì”.

Secondo Signorile “pensare di poter affidare il processo di pace a un rapporto esclusivo Federazione russa-Ucraina, significa condannare a un lungo scontro militare il popolo ucraino, che non si arrende perché si gioca tutto sull’esito della guerra. I fatti hanno dimostrato che la questione Ucraina riguarda gli equilibri mondiali, in una situazione in movimento che vede il passaggio dalla globalizzazione (con protagonisti nazionali) alle alleanze di blocco, ridisegnando i rapporti e le convenienze strategiche”. Quindi la questione “va affrontata in questo contesto, con gli autentici protagonisti, al tavolo politico delle responsabilità e delle decisioni”. Per l’ex ministro “con l’ingresso nell’Ue, anche se non perfezionato formalmente, l’Ucraina non è sola nel confronto con la Federazione russa. Tutta l’alleanza di blocco occidentale deve partecipare al processo di pace e condizionare modalità e tempi”. Dall’altra parte, “con il voto contrario all’Onu sulla sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani, la Cina ha portato la sua ombra sul versante russo del tavolo politico: la Federazione russa non sarà sola e non deciderà da sola sulle modalità e i tempi del processo di pace. Perché questo processo si avvii, si deve quindi costituire il tavolo politico con tutti i decisori autentici. Perché il fuoco cessi sui campi di battaglia, questo tavolo politico deve essere una certezza: l’unica che può sbloccare una pericolosa e sanguinosa situazione di stallo”. Signorile sa che “non è una richiesta di facile accoglimento: si dovrà esercitare una forte pressione perché il tavolo sia completo e vengano date le opportune garanzie. Ma soprattutto siano chiari i punti sui quali si dovranno prendere le decisioni”