Non perdere l’occasione di riformare la giustizia

Occorre una generale mobilitazione democratica a favore dei referendum sulla giustizia per i quali si voterà il prossimo 12 giugno, insieme alle elezioni amministrative. Il rischio è che non si raggiunga il quorum, perdendo l’ennesima occasione di riformare la giustizia, questione sulla quale il Paese discute da decenni senza riuscire a trovare soluzioni adeguate. E ciò per le enormi resistenze corporative – addirittura lo sciopero dei magistrati – e politiche -grillini e sinistrismi vari- che hanno colpito ed in parte affondato, anche il pallido tentativo riformista della ministra Cartabia. Ed il fatto che la Consulta abbia escluso i referendum più popolari (eutanasia, cannabis, responsabilità civile dei magistrati) insieme alla pandemia ed alla guerra fa rischiare un default della partecipazione popolare. E senza quorum tutto finirebbe di nuovo nel dimenticatoio.

Dunque in questi 40 giorni occorre fare di tutto per risvegliare l’attenzione sui referendum, innanzitutto chiedendo alla Rai di garantire il servizio pubblico con una adeguata informazione sul tema ed estendendo il fronte referendario dai promotori, Lega e Radicali, a tutte le forze sinceramente democratiche che intendono affrontare l’emergenza giustizia. Bisogna riaprire il libro della giustizia malata e politicizzata, lenta e inefficiente, manipolata e lottizzata e spiegare con tutta la forza argomentativa possibile che per le sorti del Paese, è decisivo riportarla sui binari costituzionali di una “giustizia giusta”, indipendente e terza. E bisognerà anche essere chiari ed insistenti sul fatto che i referendum non sono contro i giudici, che, al contrario essi serviranno a ridare forza, ruolo, prestigio a chi giudica, sottraendolo dai condizionamenti interni (Csm) ed esterni (media) che oggi spadroneggiano con una inaccettabile incivile e violenta giustizia sommaria. Le schede referendarie che ci troveremo davanti nella cabina elettorale conterranno cinque quesiti: la separazione delle carriere dei Pubblici ministeri da quelle dei Giudici, per garantire la terzietà del giudicante ed un giusto processo.

Gli abusi della custodia cautelare, spessissimo comminata in modo illegittimo, l’abolizione della legge Severino che presenta profili di incostituzionalità, (è retroattiva e stabilisce incandidabilità, ineleggibilità e decadenza di politici ed amministratori anche in caso di condanna non definitiva), alla riforma del Csm (indispensabile per spezzarne i caratteri corporativi la politicizzazione e le pratiche lottizzatorie) e la riammissione dei componenti laici (Universitari e avvocati) nella valutazione professionale dei magistrati.

N.b.: nel prossimo numero di Buonasera Sud pubblicheremo i singoli quesiti

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