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«I Riva sapevano ma non fecero nulla per ambiente e sicurezza»

Ambiente Svenduto, depositate le motivazioni delle condanne
L'ex Ilva

“I Riva e i loro sodali hanno posto in essere modalità gestionali illegali anche omettendo di adeguare lo stabilimento siderurgico ai sistemi minimi di ambientalizzazione e sicurezza per ovviare alle problematiche di cui avevano piena consapevolezza sin dal 1995”.

È questo uno dei passaggi più importanti delle motivazioni della sentenza del processo Ambiente Svenduto. Le motivazioni della Corte di Corte d’Assise di Taranto (presidente Stefania D’Errico, giudice a latere Fulvia Misserini) sono raccolte in circa 3.800 pagine depositate il 29 novembre e spiegano perché nel processo che si è concluso a maggio del 2021 ci sono state le condanne per Nicola e Fabio Riva, ex proprietari e gestori dello stabilimento siderurgico, per diversi dirigenti aziendali e per alcuni politici tra i quali l’ex presidente della Regione, Nichi Vendola, e l’ex presidente della Provincia, Giovanni Florido. I Riva, si legge nelle motivazioni, “hanno messo così in pericolo – concreto – la vita e l’integrità fisica dei lavoratori dello stesso stabilimento, la vita e
l’integrità fisica degli abitanti del quartiere Tamburi, la vita e l’integrità fisica dei cittadini di Taranto”.
Secondo quanto scrive la Corte d’Assise, le modalità gestionali “sono andate molto oltre quelle meramente industriali coinvolgendo a vari livelli tutte le autorità, locali e non, investite di poteri autorizzativi e/o di controllo nei confronti dello stabilimento stesso”. Il processo Ambiente Svenduto nacque dall’inchiesta che a luglio 2012 portò al sequestro degli impianti dell’area a caldo per gravi reati ambientali. Sequestro tuttora in corso ma con facoltà d’uso all’azienda.

Gli approfondimenti nell’edizione cartacea di TarantoBuonasera di mercoledì 30 novembre