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Libertà di stampa, battaglia di civiltà

Censure e bavagli: in Italia è a rischio la democrazia

Massimo Bordin
Massimo Bordin, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano, scomparso di recente, negli studi di Radio Radicale

È una battaglia di civiltà. Per questo TarantoBuonasera ha deciso di ospitare gratuitamente la campagna per sostenere Il Manifesto. Perché non è una battaglia per salvare un giornale, queste sono battaglie per salvare la libertà di espressione oggi minacciata dal cupo oscurantismo che si è abbattuto sulla Repubblica Italiana. C’è un governo, in particolare nella sua componente del Movimento Cinquestelle, che vuole distruggere i giornali e chiudere una radio di servizio pubblico, come Radio Radicale, per lasciare l’egemonia dell’informazione alle praterie e alle piraterie del web, dove appena qualche giorno fa sono state chiuse decine di pagine con milioni di utenti che veicolavano seguitissime fake news.

Il web, strumento di utilità prodigiosa, è purtroppo anche il regno della manipolazione, la traduzione attuale del grande fratello orwelliano che spia e manipola storia e realtà. Non è un caso che il M5S abbia coltivato il suo consenso prorpio attraverso il web e non è un caso che, come riportano le cronache, gran parte delle pagine spacciatrici di fake news che facebook ha provveduto a chiudere fossero politicamente riconducibili al partito di Grillo e Casaleggio e, in parte, alla Lega. Un Paese senza giornali (pur con tutti i loro limiti) è un paese che perde la sua capacità critica, che chiude gli spazi di dissenso. È un Paese che riduce gli spazi di democrazia e di libertà. Per questo la battaglia per Il Manifesto, per Radio Radicale e per tutte le testate – soprattutto quelle locali – che rischiano di scomparire sotto la ghigliottina del taglio ai contributi all’editoria (che sono attivi in tutti i Paesi di democrazia avanzata) è una battaglia di civiltà. «Al Movimento – scrivono i giornalisti del Manifesto – non piace la libera stampa, non piacciono i giornali in genere perché è nato e cresciuto usando il web.

Passando dall’opposizione al governo, adesso i 5Stelle vogliono tagliarci le gambe, vogliono decidere loro, il governo, a chi distribuire i finanziamenti dell’editoria e a chi toglierli. Chi deve vivere e/o morire: come fanno i killer». Non importa che giornali e radio da salvare siano di destra o di sinistra, socialisti o liberali: ciò che conta in questo momento difficile per la nostra democrazia è difendere un principio: quello di garantire la libertà di espressione e quel pluralismo che non fa parte del dna culturale di alcune componenti del governo. Il clima di disprezzo e di odio che da anni proprio il Movimento Cinquestelle ha contribuito a creare e ad esasperare nei confronti della stampa e dei giornalisti, stilando addirittura liste di proscrizione, è il pericoloso segnale di una deriva totalitaria che allontana l’Italia dall’Occidente evoluto e l’avvicina a quegli stati autoritari dove la norma non è la libertà di espressione ma la sua repressione. I giornali sono garanzia di libertà di scelta: ce ne sono tanti e di ogni orientamento. Portarli alla chiusura significa impedire la scelta e impedire ai lettori di formarsi una propria opionione. E se a decidere tra quali testate scegliere è il governo, si compie una sottile ma velenosa opera di assoggettamento, di anestetizzazione delle opinioni, di annullamento di ogni voce critica. Una morbida strada verso una sostanziale dittatura delle idee di chi governa. Chiunque abbia a cuore la libertà di pensiero e la sua libera manifestazione non può che condividere questa battaglia di civiltà. Noi, come TarantoBuonasera, ci siamo.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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