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«Sì, questa squadra ha dei limiti»

L’analisi di Capuano dopo la sconfitta di Francavilla. «Risultato bugiardo ma qualcosa non funziona»
Ezio Capuano

Ennesimo rallentamento lontano dalle rive dello Ionio. Il Taranto non riesce ancora ad infrangere l’anatema dell’assenza di vittorie in trasferta e cade, rovinosamente e soprattutto nell’epilogo, sotto i colpi di una Virtus Francavilla alla disperata ricerca di punti indispensabili per abbandonare le sabbie mobili della zona play out.

Le peregrinazioni della compagine rossoblu continuano a rivelarsi infruttuose poiché, dall’inaugurazione del campionato, il Taranto è uscito indenne solo dal campo di Cerignola, intascando un pareggio a reti inviolate; d’altro canto, i biancazzurri allenati da Antonio Calabro spezzano la linea negativa e riassaporano il pieno successo dopo sette turni, agguantando proprio gli ionici a quota 16 punti nel limbo di una graduatoria che assottiglia e comprime le distanze numeriche fra la porzione nobile e l’area pericolosa. Un passivo pesante, penalizzante, immeritato per la “teoria del contesto”: al cospetto delle rinnovate ed obbligate alchimie di reparto, identificate nella metamorfosi dell’intero centrocampo, corollario di assenze per infortunio e per squalifica, la formazione ionica ha interpretato la gara con intelligenza, scevra da qualsiasi improvvisazione, ostentando un’identità interessante e costruttiva. Il primo tempo ne è l’emblema: Taranto equilibrato ma propositivo, incastonato in una partita caratterizzata dai repentini capovolgimenti di fronte, senza badare a filtri eccessivi ma coprendo, scevro da ogni panico, le aree d’attacco degli avversari, propensi a sgusciare sulle corsie e ad avanzare in verticalizzazione. Gli ionici hanno esercitato anche una supremazia territoriale, eppure il cinismo della Virtus Francavilla ha trionfato e ferito nel corso di una ripresa che ha decretato una sorta di flessione anche psicologica per gli uomini di Ezio Capuano, reattivi dopo la rete del vantaggio dei padroni di casa, destabilizzati dagli episodi più o meno fatali, sino a capitolare al fotofinish.

“Non siamo degli sprovveduti: avevamo lavorato in settimana sui diversi sistemi di gioco che avrebbe potuto utilizzare la Virtus- ha commentato mister Capuano al termine della gara- La prestazione della mia squadra non coincide con la gravità del risultato, chi non ha visto la partita potrebbe non comprendere. Il calcio è questo: abbiamo perso 3-0, a prescindere degli episodi del calcio di rigore non concesso a noi ed a quello che ha permesso agli avversari di raddoppiare, io ho contato otto palle gol, una traversa, quattro miracoli del portiere Avella. Manetta mi ha detto di aver toccato con la spalla il pallone”. “Dopo il vantaggio del Francavilla, siamo saliti solo noi ed abbiamo costretto gli avversari nella propria metà campo, autori di un tiro e mezzo in porta- ha continuato il trainer ionico- Ripartiamo dal correggere gli errori commessi, custodiamo una prestazione molto importante, cercheremo di recuperare gli infortunati per la prossima trasferta ad Avellino”. Gli eventi singoli hanno influito sulla dinamica della partita stessa: “ Manetta mi ha assicurato di aver toccato con la spalla il pallone: ero distante. Ma sul calcio di rigore non accordato a Guida (subentrato in avvio di ripresa, ammonito per simulazione nella circostanza al 72’, ndr) l’arbitro era vicino, sono molto perplesso”, ha dichiarato l’allenatore rossoblu. “Non ho contato parate autentiche da parte del mio portiere Loliva- ha precisato- Solcia ha realizzato una bordata dai quaranta metri. Avella, invece, ha neutralizzato in doppia circostanza le occasioni di Mazza dalla distanza prima, di Guida defilato a sinistra poi nella ripresa, quando ho ridisegnato un Taranto a trazione anteriore (il fantasista partenopeo ubicato ad ispirare le due punte strutturate Tommasini ed Infantino, ndr).

Il tandem offensivo titolare nel dogmatico 3-5-2 era composto da La Monica e Tommasini: “Volevo attaccare maggiormente la profondità. Guida era reduce da un periodo poco brillante, ma in corso d’opera si è mosso bene, con vivacità ed intuizione. Le due punte prescelte sono state altrettanto efficaci nella prima parte della gara”. “Il risultato non è veritiero e non è figlio dell’andamento della gara- è il pensiero di Capuano- Qualcosa non funziona nelle esibizioni esterne, ne sono convinto. C’è da lavorare: non è facile giocare con tante pedine fuori ruolo, con Diaby a mezzo servizio, con infortuni reiterati. Più di questo ai ragazzi non si può chiedere: se siamo una squadra che subisce continuativamente in trasferta a prescindere da tutto e tutti, vuol dire che ha dei limiti. Su questo non c’è ombra di dubbio. I limiti ci sono, altrimenti partite come queste non le perdi mai”. Le sperimentazioni hanno coinvolto, ancora una volta, la zona nevralgica del campo dei rossoblu: al posto dello squalificato Labriola, mister Capuano ha rispolverato Mazza in cabina di regia, nell’analogo incarico che gli fu affidato contro il Cerignola ed al quale il giovane ha assolto brillantemente, in sinergia fra spirito conservativo ed inclinazione propulsiva. L’enigma della corsia sinistra, orfana di Ferrara appiedato per un turno dal giudice sportivo e con De Maria ritornato in panchina dopo il periodo di stop a causa della pubalgia, è stato risolto nel modo più didascalico col dirottamento dell’eclettico Formiconi, con Mastromonaco che si è riappropriato della mansione di esterno destro; soluzioni obbligate anche negli interni, completati da Gaston “Chapi” Romano e Diaby. L’applicazione e la personalità non sono bastate ad evitare il trittico di sigilli avversari, marchiati a fuoco, in sequenza, da Solcia (bordata che s’insacca sotto l’incrocio, dopo aver arpionato la sfera accorrente sul vertice destro dell’area in mischia, dopo la respinta di Loliva al 53’), Patierno (esecuzione dal dischetto, diagonale preciso nell’angolino alla destra del portiere ionico, 85’) ed Enyan (subentrato, dribbla e deposita a porta sguarnita all’89’).