31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 22:04:00

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L’addio al veleno di Vicedomini: “Niente garanzie”


TARANTO – L’addio al Taranto con annesso passaggio agli umbri del Castel Rigone, neopromossi in Seconda Divisione per la prima volta nella loro storia, è condito da tanta amarezza. Ma nel calcio così come nella vita i sentimenti non hanno grosso valore e Carlo Vicedomini dopo due stagioni in rossoblù ha deciso di dire addio e di accasarsi in un comune di appena 400 abitanti come quello sull’appennino del centro Italia al confine con la Toscana.

Una scelta ponderata, quella di andare via? “Una scelta frutto di tante riflessioni e considerazioni ma che non potevo certo non fare visto che mi è stato prospettato un contratto importante con l’affitto della casa a carico della stessa società. Parliamoci chiaro, sono originario di Surbo e quindi vado a giocare ad oltre settecento chilometri da casa, ma a 28 anni devo anche guardare ai miei interessi personali e qui a Taranto non ne avevo più di garanzie”. Un addio polemico? “Non voglio gettare la croce addosso a nessuno, però avanzare delle pendenze arretrate non fa piacere a nessuno. Fino a due giorni fa ero ancora del Taranto, si vociferava che la nuova squadra sarebbe stata costruita anche su di me, poi quando ho visto che si chiacchierava troppo senza costrutto e si è prospettata l’ipotesi del Castel Rigone non ho esitato due volte ad accettare. Nella vita contano anche altri aspetti, ho anche una famiglia oltretutto da mantenere e di certo la società umbra mi offre molte garanzie, non potevo certo rifiutarle”. Umbri matricola ambiziosa? “Hanno un presidente economicamente solido che ha investito con prospettive importanti ed avendolo conosciuto personalmente ho immediatamente tastato che non era il classico tipo che parlava a vuoto. Mi ha subito ben impressionato con i suoi progetti ed ho immediatamente accettato, occasioni come queste non capitano tutti i giorni e quindi ecco spiegato il tutto. Fino a qualche anno fa oltretutto si allenava con la squadra, è un tipo iperattivo che ha aziende di abbigliamento sparse per l’Italia e l’Europa”. C’è un progetto, quindi. “Non voglio fare polemiche ma la progettualità è alla base di ogni cosa, sia calcistica che di vita. Noto che purtroppo invece a Taranto non si è saputo ancora lavorare in tal senso e questo dispiace molto, lascio una splendida città ed una tifoseria unica, e lo faccio davvero con la morte nel cuore. Ma nella vita contano anche altri fattori contingenti e se non li sfrutti al momento opportuno alla fine rimani tagliato fuori. A 28 anni devo guardare anche al mio futuro, mi offrono uno stipendio discreto e garanzie importanti in Umbria, devo anche tener conto di questo”.

Guglielmo De Feis

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