06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

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Brunetti: «Vi racconto il mio eurogol»


Taranto gli è rimasta nel cuore ed a distanza di ventuno anni ancora la sente la sua città di adozione, sebbene abbia alle spalle una signora carriera che l’ha anche visto in massima divisione con il Brescia (con un sigillo indimenticabile a San Siro contro il Milan in occasione della festa del tredicesimo scudetto rossonero, 1-1 il finale, ndr) ed un trionfo europeo sempre con le rondinelle lombarde nella coppa Anglo-Italiana a Wembley.

Brunetti, quasi un lustro in rossoblù.
«Un periodo stupendo che ricordo sempre con affetto sincero e sento sempre forte il legame con città e tifosi. Ora sono qui a casa in Toscana (è originario di Cecina, ndr) ed attendo di tornare in pista, ho lavorato come osservatore del Padova e prima ancora nello staff di Papadopulo a Bologna e Torino con l’assurda questione che nella società granata siamo stati esonerati dopo nemmeno dieci giorni e due sole partite. Ho anche allenato un anno la Primavera del Lecce, ma vorrei tornare in panchina in una Lega Pro o serie D, ho il patentino di Seconda ed amo il campo».


Indimenticabile la famosa rete di Pescara da 80 metri.

«Ricordo nitidamente il tutto. C’era una palla vacante nella nostra area che mancò Bivi, la punta abruzzese, allora spazzai e la traiettoria fece una parabola che finì addirittura nella porta avversaria! Forse il vento freddo di quella domenica, visto che era gennaio, ci mise del suo! Ma non dimentico nemmeno la bella rete alla Juventus in coppa Italia, quella del 2-1, su punizione dal limite davanti a trentamila spettatori, bei ricordi che restano sempre tali».

Una carriera spesa fino a quarant’anni.
«Ho giocato molto e mi sono divertito, anche se smisi coi professionisti a 31 nella Lucchese per la rottura del crociato. Sono riuscito a trovare spazio dalle mie parti nei dilettanti e poi una volta smesso ho avuto modo di conoscere Beppe Papadopulo che vive qui a Cecina e mi ha voluto nel suo staff. Ho deciso però di allenare in proprio perché ho anche 49 anni e voglio provare a fare del mio, spero che prossimamente arrivi qualche buona proposta di lavoro».

Un calcio ormai diverso da quello dei suoi tempi.
«Si e dispiace molto, perché ormai si penalizzano molti over che restano disoccupati e non esiste più la meritocrazia.
La Lega Pro di questo passo diventerà un campionato Primavera, visto che ci sono ora delle fasce di età da rispettare oltre le quali non si riesce ad andare, lo trovo assurdo. Basti vedere quanti allenatori preparati restano poi fuori dal giro, è diventato tutto impossibile».

Taranto vuole risalire.
«Era stretta la serie B ai miei tempi, figuriamoci la serie D. Ma scherziamo? Una città stupenda come Taranto merita altre platee calcistiche, non giriamoci attorno per favore, sono sempre attento alle sorti rossoblù, ho trovato un calore ed una passionalità che nemmeno Brescia e Lucca che hanno anche all’attivo la serie A possono vantare. Ho saputo solo tre mesi fa che è venuto a mancare Donato Carelli, sono fortemente rammaricato perché gli volevo un grandissimo bene».

Ci rivediamo presto allora?
«Il mio mondo è il campo, una chiamata del Taranto la accetterei ad occhi chiusi! La sento sempre come la mia seconda città, quattro anni stupendi e tante belle soddisfazioni, ho lasciato più di un pezzo di cuore da voi, per cui tornerei anche a piedi.  Spero che tra un anno si torni nella nuova Lega Pro unificata, questa città merita calcio che conta, non categorie, senza offendere nessuno, di basso profilo. Saluto con affetto sincero il popolo rossoblù e tutti i tarantini, anni fa quando ero a Lecce venni a fare un salto con mia moglie e mio figlio per rivedere la città, fu un tuffo al cuore stupendo, prima o poi state certi che tornerò perché ho più di un motivo per rimettere piede allo Iacovone e riabbracciare i vecchi amici».

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