27 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Settembre 2021 alle 20:52:00

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Dionigi, poker per festeggiare i suoi 38 anni


TARANTO – Inutile nasconderlo: quando Davide Dionigi è stato scelto come nuovo allenatore del Taranto, lo scetticismo era il sentimento più diffuso. Oggi, che il tecnico rossoblu compie 38 anni, si ritrova con una città – non solo quella sportiva – ai suoi piedi, che lo indica come un esempio da seguire, non soltanto come un allenatore di calcio. Per festeggiare quest’uomo non ancora quarantenne e con la faccia da ragazzo si sono mossi calciatori e tifosi, che si internet, dai social network ai guestbook, riservano parole al miele al giovane trainer che alla sua prima esperienza su una panchina, fresco di chiusura di carriera da calciatore (un attaccante di razza, protagonista anche in serie A oltre che allo Iacovone) si sta ritagliando un posto di assoluto rilievo nella storia del football cittadino.

La partita del Flaminio di Roma, la vittoria più bella e più amara contro l’Atletico nella semifinale per la serie B, è già indimenticabile. Come l’accoglienza riservata al Taranto al ritorno dalla vittoria di Reggio Emilia, in 1.000 a mezzanotte all’esterno dello Iacovone per festeggiare una vittoria in terza serie, e questo perchè in tv lui, Davide (non solo mister Dionigi), aveva chiesto un segnale. Come quello, tutto per lui, che in estate quando si dava per fatto il suo passaggio alla Reggina, si è sentito intonare un “resta con noi” dai tifosi presenti all’allenamento. E’ rimasto, Dionigi. E con il successo di domenica con il Lumezzane ha messo a segno la quarta vittoria consecutiva, una ‘prima volta’ che è un dolcissimo regalo per il suo compleanno. Adesso è caccia alla quinta, sulle orme di quanto fatto a Taranto da uno dei suoi maestri, Marco Cari. A Ferrara, con la Spal, l’obiettivo restano i tre punti. Ma oggi la giornata è sua, al di là della cronaca sportiva che parla di calciomercato, con gli addii di Russo e De Gasperi, il probabile arrivo di Alessandro, il sondaggio dell’Ascoli per Matteo Guazzo, uno di quelli che vede in Dionigi un riferimento personale prima che professionale. Giovanni Di Meo

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