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Sfide stregate. E il futuro sempre incerto

TARANTO – I playoff non sorridono al Taranto. E il futuro neanche. La seconda eliminazione consecutiva negli spareggi per la serie B ha tutta l’aria di chiudere definitivamente l’era D’Addario. Ieri il patron non era in tribuna. C’erano invece diecimila tifosi che con il loro calore rischiano a breve di restare l’unico patrimonio di un club che da vent’anni vivacchia ai margini del calcio che conta. Per quello che vale, a vedere gli sviluppi dell’inchiesta sul calcio scommesse riesplosa proprio oggi con una raffica di arresti e coinvolgimenti eccellenti. Tornando al Taranto, ieri la nave è affondata e il suo capitano presidente non era al timone.

Dovrà esserlo per forza, però, quando scadenze non rinviabili busseranno alla sua porta. La speranze della piazza è sempre la stessa, visto che ciclicamente in questi vent’anni il calcio a Taranto è andato in crisi. Si sogna il deus ex machina che risolva la grana. Nelle scorse settimane l’ipotesi si era fatta avanti con l’interessamento di un imprendiore che ha mandato avanti l’ex patron Ermanno Pieroni per trattative che a un certo punto sembravano giunte a buon fine. Resta da vedere quanto possa influire su quella trattativa la mancata promozione. L’ipotesi C era contemplata negli accordi, anche con penalizzazione. E’ chiaro, però, che il potenziale acquirente contava sulla promozione con tutto quello che avrebbe comportato. Oggi sul bancone c’è una società che cola a picco. Spinta a fondo da una zavorra di debiti. E con un parco giocatori che a strettissimo giro di posta, il 4 giugno, sarà azzerato. Francamente appare difficile che qualcuno possa affacciarsi alla finestra e investire in un calcio così rattoppato come quello di casa nostra. Perchè un conto è fare delle ipotesi. Altro è guardare in faccia la spietata realtà. Il futuro, insomma è plumbeo. Lo si leggeva nitidamente sui volti dei tifosi che ieri sfollavamo dallo Iacovone. Volti disperati molto più di quelli rigati dalle lacrime dei calciatori che poco prima avevano sprecato la chance di andare avanti nella roulette russa dei playoff. Sul punto occorre fare un passo indietro. Appare arduo fare le pulci ad una formazione che nell’anno più difficile è stata in grado di vincere un campionato sul campo. Una vittoria svanita per le mancanze della società costate ben sette punti di penalizzazione. Lo sforzo per superare quel fardello ingiusto per i calciatori e per il loro condottiero Davide Dionigi, è stato pagato nella partita della vita. Troppe difficoltà e troppe tensioni alla fine hanno presentato un conto salatissimo. Il Taranto è più forte della Pro Vercelli. Per qualità tecniche in primo luogo. Ieri, però, lo squadrone costruito da Dionigi era sulle gambe. Fiaccato dalle scorie nocive di un’annata entusiasmante sul campo e balorda per tutto il resto. Insomma questi ragazzi possono aver mancato anche l’appuntamento finale, così come il loro allenatore. Ma alzi la mano e pure la voce chi ha il coraggio di prendersela con loro. Il fallimento del calcio probabilmente impone una riflessione più ampia su chi siamo e su quello che vogliamo. Taranto non è solo calcio, ma il suo calcio può aiutare a spiegare Taranto. Ieri in tribuna c’era chi imprecava contro Enzo D’Addario. Quasi certamente erano gli stessi che lo osannavano sino a poco fa. Enzo D’Addario come ha fatto spesso nella sua gestione, ha scelto di chiudersi nel silenzio. Se si fosse aperto all’esterno spiegano in tempi diversi le difficoltà forse qualche soluzione tampone avrebbe consentito un traghettamento che ora dovrebbe avvenire in termini di urgenza. Il modello di società che lui stesso raccontava all’estrerno ieri aveva solo i volti del dirigente Mike Hulls e dell’addetto stampa Marco Sebastio. Mike domani dovrebbe incontrare D’Addario. Non resta che attendere. Mario Diliberto

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