18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 17:24:06


TARANTO – Uno stadio di proprietà come contropar-tita al salvataggio della squadra. E’ l’idea lanciata dal nostro giornale per attrarre un imprenditore che possa avvicinarsi al Taranto ed evitarne la sparizione dal calcio che conta. Un’idea – quella di ripartire dallo stadio – che era al centro dei pensieri anche di un grande presidente del Taranto, recentemente scomparso: Donato Carelli.

“Sicuramente la proposta che voi avete lanciato merita attenzione” dichiara la figlia di Carelli, Anita. “In effetti, mio padre aveva immaginato quello che poi è stato messo in atto in Inghilterra e adesso in Italia, a Torino, dalla Juventus: uno stadio “da vivere” per i tifosi, per sentirsi sempre vicini alla squadra e quasi parte del club, e che nel contempo rappresentasse una fonte di ricavo importante per la società. La pietra su cui costruire il proprio avvenire. Con il senno di poi, si può dire che era un’intuizione giusta”.
Carelli, quindi, aveva immaginato il futuro del calcio quando una strada di questo tipo pareva un’idea visionaria. E l’ultimo presidente della serie B ipotizzava un altro stadio, al posto del glorioso ma poco funzionale Iacovone. “Stadi così inseriti nel tessuto urbano creano delle difficoltà per la viabilità ed i parcheggi” spiega Anita. “Anche questo era un cruccio di mio padre. Insieme al fatto che il suo sogno era quello di uno stadio che non fosse solo un luogo “di rappresentanza”, aperto di fatto una volta ogni due settimane, ma uno spazio aperto sette giorni su sette, fruibile dalla gente, a disposizione non soltanto della prima squadra, ma anche delle giovanili”. Insomma, una vera casa rossoblu, che possa essere il vero magnete capace di attirare nuovi investitori nel malandato calcio di casa nostra, che dopo la sconfitta nella semifinale dei playoff sta vivendo un momento tra i più complessi e difficili della sua storia, non solo recente.
“Aggiungo un’altra cosa” dice Anita Carelli: “Pensiamo a cosa possa rappresentare per Taranto, dal punto di vista economico ed occupazionale, la costruzione di una struttura di questo tipo. Ne beneficerebbero non soltanto gli sportivi, ma tutti i cittadini”.
Giovanni Di Meo

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