02 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Dicembre 2021 alle 20:15:00

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La Città dello Sport per la A


TARANTO – L’anno era il 2007. Fine maggio, poco prima della semifinale playoff per la B (ancora una volta) con l’Avellino, persa nei minuti finali. Il presidente era Luigi Blasi, che aveva raccolto i cocci del fallimento del Taranto Calcio srl di Ermanno Pieroni per conquistare prima una salvezza in C2 e poi la promozione in C1. Il progetto, quello di un nuovo stadio o, meglio, di uno “stadio nuovo”, unico in Italia con lo Juventus Stadium ancora nei sogni di Antonio Giraudo. Uno stadio di proprietà come contropartita al salvataggio della squadra è l’idea lanciata dal nostro giornale per attrarre un imprenditore che possa avvicinarsi al Taranto ed evitarne la sparizione dal calcio che conta.

Un’idea – quella di ripartire dallo stadio – che era al centro dei pensieri di Donato Carelli, come abbiamo riportato nell’edizione di ieri, ma che era anche il grande sogno di Luigi Blasi. Uno stadio da 32.000 posti, tutti a sedere, un campo per gli allenamenti della prima squadra, terreni di gioco e foresterie riservate al settore giovanile, ed ancora una clinica specializzata in ortopedia, una palestra, l’albergo, un cinema multisala, il centro commerciale e l’emporio del merchan-dising con i prodotti delle principali squadre di calcio del pianeta. Un investimento preventivato trecento milioni di euro, da realizzarsi in tre anni nell’area di Buffoluto e che avrebbe magari potuto ospitare la prima partita in serie A del Taranto che si preparava alla doppia sfida con l’Avellino. Non se ne fece nulla, ed oggi il calcio rossoblu, quattro playoff dopo – le semifinali con l’Avellino, appunto, con l’Atletico Roma e la Pro Vercelli, oltre alla finale di Ancona – si ritrova sul filo del rasoio, in una lotta per la sopravvivenza che tiene in ansia la città. G.D.M.

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