21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

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Corsa a defilarsi. Cordata vicina al naufragio


TARANTO – La public company sembra diventata una corsa a defilarsi. Dopo il no grazie ad Antonio Flora è ripartita la ricerca di nuovi soci per salvare il calcio a Taranto. Ma non si può negare che l’idea lanciata da Emanuele Papalia stia trovando molti ostacoli. Il progetto di una partecipazione allargata al salvataggio del calcio tarantino, in questo momento langue. Molti che hanno preso parte agli incontri conoscitivi della scorsa settimana si sono già defilati. L’idea non piace o c’è chi in questo momento di crisi non se la sente di investire risorse nel pallone. E’ il caso di alcuni commercianti che senza mezzi termini hanno fatto sapere di non avere intenzione di salee su una barca che vacilla ancor prima di prendere il largo.

Una storia a parte riguarda invece il flop dell’accordo con Antonio Flora, ex presidente del Barletta e della Fortis Trani. L’imprenditore barese si era subito messo in luce con le sue dichiarazioni di entusiamo. Voleva essere uno dei soci forti della public company mettendo sul tavollo 400.000 euro. Un investimento con il quale, però, intendeva riservare per il suo staff il dominio nel campo delle scelte tecniche. Una carta bianca che i pochi soci messi insieme da Papalia non intendono cedere a lui come ad altri. Il progetto è fondato sulla condivisione, un’idea che dovrebbe trovare applicazione non solo nel momento del mettere i soldi ma anche, se non soprattutto in quello della gestione. Di qui il niet a fughe in avanti come quelle proposte dall’ex presidente barlettano. Oggi Flora doveva giungere a Taranto per sottoscrivere il patto. Ieri, invece, è stato garbatamente messo alla porta. Le sue idee non sono compatibili con il protetto di Papalia. Escluso Flora si va alla ricerca di un altro socio di maggioranza da affiancare alla disponibilità prospettata da Tonio Bongiovanni, l’ex patron del volley tarantino. Il presidente dell’Asi è ripartito con il suo giro di consultazioni che riguarda anche la ricerca di soci disposti a sottoscrivere la quota “minoritaria” quantificata in 40.000 euro. Un lavoro troppo faticoso e per certi versi mortificante per una città che sogna da grande anche nel calcio. Ma che, come sempre, si scopre piccola piccola, nel momento in cui si è chiamati a rispondere con i fatti. Anche se si tratta di iscrivere una squadra di calcio nel campionato dei dilettanti. Impresa che qui appare complicatissima ma che diviene facile in altri centri che non sono propriamente delle metropoli.

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