06 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Dicembre 2021 alle 07:14:52


TARANTO – Indietro tutta, o quasi. Storie di ordinario caos, quando si parla dello stadio Iacovone. Il refrain si ripete ogni anno, con il Comune che minaccia, la società – nelle sue varie denominazioni – che replica, i tifosi in ansia, e poi il pallone continua a rotolare, su un campo sempre più brutto, per dirla tutta. Di fatto, l’ingegner Gianrodolfo Di Bari, dirigente del Comune, è stato sconfessato dal Comune stesso. O il Taranto Fc 1927 accetta le condizioni del Comune (6.000 euro di canone per uno stadio privo di curva nord e con criticità innegabili, oltre ad un manto che di erboso non ha più nulla) o sarà sfratto, aveva messo nero su bianco il dirigente barese di nome e di fatto – è nato ad Andria.

Non se ne parla proprio, si dice ora da Palazzo di Città, principalmente perchè si teme il ‘danno d’immagine’ che l’operazione comporterebbe: l’esilio a Castellaneta insegna. Il Comune adesso sarebbe disposto a una riduzione del canone di affitto, di circa il 20%, ma girerebbe al Taranto la manutenzione del manto erboso, neutralizzando di fatto lo sconto (e guadagnandoci pure qualcosa). Sembra facile immaginare la risposta del club ionico, che punterebbe invece sull’esempio di Brindisi: 2.000 euro al mese, ma gestione tutta a carico pubblico, pagata dall’amministrazione comunale. I tifosi aspettano, l’opzione sul tappeto è quella del trasferimento a Ginosa. “Ho già parlato con il nuovo assessore allo sport Sciasciamac-chia, l’intenzione è quella di trovare una giusta soluzione nel rispetto della legalità” ha dichiarato il sindaco Ippazio Stefàno. L’irritazione in casa Taranto Fc, però, rimane fortissima. In modo particolare, è l’Aps Fondazione Taras – trust di tifosi che ha una quota di minoranza nella società ionica – ad essersi esposta, con una dura nota stampa in cui si stigmatizza il comportamento del Comune, mettendo l’accento anche sulla disparità di trattamento ricevuta rispetto all’As Taranto Calcio di Enzo D’Addario, nei cui confronti Stefàno e la sua amministrazione erano stati decisamente più morbidi.

Giovanni Di Meo

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