27 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2020 alle 17:42:13

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A Taranto il “testamento” di Mennea


TARANTO – Lo sport italiano è in lutto. E anche Taranto piange Pietro Mennea, scomparso questa mattina in una clinica romana. Lacrime vere. Non c’è spazio per i campanilismi, anche perchè il campione barlettano era di casa, tra i due mari. Più di altri atleti (e non solo) tarantini di nome, ma non di fatto. La sua onlus si è spesa per il territorio ionico, e nella Biblioteca ‘Pietro Acclavio’ ci sono settanta libri donati dalla Fondazione che porta il suo nome. A portarsi via Mennea è stato il cancro, un male che i tarantini conoscono bene, troppo bene.

Più volte lo sprinter-dottore (le sue lauree: scienze politiche, giurisprudenza, scienze dell’educazione motoria, lettere) aveva incontrato gli studenti tarantini, parlando non solo dei suoi successi, ma anche del tema che più aveva a cuore, l’etica nello sport e dello sport, e rivendicando – con un certo innegabile narcisismo, orgoglio e simpatica ‘ruffianeria’ – il suo no alle partecipazioni a reality televisivi per ‘famosi’ e starlette, nonostante le richieste e la possibilità di guadagnare per un programma tv più di quanto fatto in tutta la sua carriera sportiva: «Non svendete le vostre vite», le sue parole. Una delle sue battaglie era quella per il camposcuola di Taranto. Sollecitandone una riqualifi-cazione, aveva anche incontrato amministratori e politici. Visitando la struttura (nella foto dello studio Renato Ingenito), aveva stigmatizzato l’assurda situazione, tutta tarantina, di chi «vuol fare atletica in tutta sicurezza e non può permetterselo. Avete un bellissimo impianto, nel cuore della città, inserito in un’area che ha un enorme potenziale di aggregazione sociale, considerata la presenza di altri impianti sportivi. Agli amministratori dico soltanto di gestire con oculatezza le risorse. Facendo un passo alla volta. E di ricorrere al Credito Sportivo: non c’è nessun altro istituto bancario, in Italia, che eroga somme anche a trent’anni anni, chiedendo il due percento d’interesse. Gli impianti di proprietà pubblica devono essere gestiti dall’ente locale. Il privato va favorito nella gestione di eventuali servizi di supporto. Perché lo sport deve restare di tutti». Parole pronunciate sulla sgangherata pista della Salinella, che oggi sembrano una sorta di testamento spirituale. Lo sprinter, medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Mosca 1980 sui 200 metri e per sedici anni detentore del record del mondo sulla distanza, era nato a Barletta il 28 giugno 1952. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, «appresa la notizia telefonicamente mentre era in viaggio verso Milano, ha deciso di annullare gli impegni istituzionali e di far rientro a Roma. Nel pomeriggio sarà allestita la camera ardente al Coni». Bandiera a mezz’asta listata a lutto e minuto di silenzio prima di tutte le manifestazioni sportive.

Giovanni Di Meo

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