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«Rossoblù, una grande passione»

Il Taranto

Storie dal Sud del mondo. Un viaggio reale ed immaginifico, quello che ha intrapreso Franco Bellocq, argentino di nascita e di educazione al calcio, testimone del laboratorio ellenico, consacratosi come eroe proprio in una partita epica, ricca di ricordi e desideri di rivincita, come quella contro il Catania. Questione di anima, di sacrificio: un colpo di testa calibrato, studiato, potente, che cambia il corso della narrazione in un epilogo infuocato. E che cancella qualsiasi sottile incognita o qualsiasi scetticismo circa la figura del centrocampista originario di General Levalle, classe ’93, prelevato in estate dalla Souper Ligka Ellada, la serie A greca, su intuizione del direttore sportivo Francesco Montervino. Estasi allo stato puro, per Franco Bellocq: artefice del 3-2 sui rivali etnei, ha rimediato alla delusione della rete vanificata contro il Monopoli, sul punteggio ancora inviolato.

E farsi perdonare sotto la Curva Nord esplosa di gioia ha un sapore speciale: “Per me è il primo gol con la maglia del Taranto, nel mio debutto nel campionato italiano. Ed ha assunto un valore straordinario, soprattutto in una sfida così sentita come quella con il Catania- esordisce nel suo delizioso e musicale accento sudamericano-Sono molto felice e l’ho ripetuto ai miei compagni: questo non è solo un gol di Bellocq ma il frutto del lavoro di tutta la squadra, che opera con determinazione e con concentrazione sino all’ultimo minuto. Penso che quanto accaduto contro gli etnei nel pieno recupero lo testimonia. Per me è un buon momento, che mi permette di lavorare al 100% ed essere a disposizione del mister in ogni partita”. Rivive le sensazioni del momento cruciale e descrive la genesi del suo prezioso sigillo, il centrocampista argentino: “So che l’esecuzione su palla inattiva ha rappresentato una delle armi vincenti del Taranto della scorsa stagione- commenta- Prima di tutto, un calcio d’angolo clamoroso battuto da Marsili, poi l’attenzione e la personalità del gruppo, sfoderati sino al fischio finale, sono stati essenziali per la realizzazione della mia rete”. “Dopo il cross dalla bandierina, Granata è stato abile nel movimento e nello spostare i marcatori in area per lasciare spazio libero -spiega – C’è la mia precisione per la ricerca della palla e nel poter colpire di testa. Una sensazione unica: per la mia famiglia finalmente presente allo stadio, per tutta la gente di Taranto! Per me è stato un orgoglio e ne sono molto felice”. E’ entusiasta della sua prima esperienza sui palcoscenici calcistici del nostro Paese, Franco Bellocq: volto pulito, sguardo incantato, sorriso gentile e lo spirito sicuro di chi non vuole tradire le aspettative.

“Personalmente sono molto soddisfatto dell’ambiente che ho trovato nell’arrivare qui, non solo per il livello della mia squadra, ma di tutte le compagini che ho affrontato- confida- Mi piace il duello con avversari competitivi: il girone meridionale è caratterizzato da tanta concorrenza. Il mio obiettivo, nel mio contratto in rossoblu, è poter crescere, poter perfezionare la mia tecnica imparando e conoscendo il calcio: uno dei miei sogni da bambino era giocare qua in Italia. Taranto mi ha regalato questa opportunità ed io ne e sarò sempre grato”. Cresciuto nel settore giovanile dell’Independiente, fra “los diablos rojos” di Avellaneda, Franco Bellocq è abituato alle piazze ardenti, dove il calcio è metafora di esistenza, riscatto ed espiazione. Dopo le militanze in Argentina nell’Arsenal de Sarandì e nell’Olimpo de Bahia Blanca, il giovane mediano tempra se stesso nella massima serie ellenica: la luce è quella della “stella”, dell’Astéras di Tripoli, capoluogo della regione dell’Arcadia, già idealizzata nella letteratura per l’armonia fra uomini e territorio. “Il campionato greco ogni anno vede come protagoniste le stesse tre, quattro squadre blasonate, ovvero Olimpiakos Pireo, Panathinaikos, Paok Salonicco ed Aek Atene. Dopo si inseriscono le altre come l’Astéras Tripolis, che è stata la rivelazione e dove ho giocato per tre stagioni- confida -E’ un bel torneo per esprimersi, per disputare un calcio tranquillo e competitivo al tempo stesso, con gente che lo vive in maniera diversa rispetto qui o in Argentina. Per me ha rappresentato una tappa significativa nel mio percorso di crescita”. Collocato nel trittico della nevralgica nel 4-3-3 ma anche in tandem mediano nel 4-2-3- 1, Bellocq ha dispensato flessibilità ed abnegazione: “La mia caratteristica naturale è di un “mediocampista” un po’ più difensivo- utilizza il termine originale nella sua linguaSono consapevole di possedere la qualità per giocare e gestire la palla nelle azioni in mediana. Quest’anno mister Laterza mi ha sistemato in una posizione di mezzala, come un centrocampista più avanzato: a dire la verità mi piace, perché questo mi obbliga ad imparare ogni giorno, a rivoluzionare le mie conoscenze del ruolo”.

“Mi sento idoneo al progetto- confessa- Il mister mi ha studiato, mi allena dall’inizio del campionato: avvertire la sua fiducia e quella di Montervino ha un’importanza grandissima. Insieme hanno svolto un lavoro impeccabile nel costruire l’organico per l’obiettivo prefissato dalla società”.

Alessandra Carpino