Calcio

Rossoblù, dodici anni tra luci ed ombre

Il Taranto e i playoff: un rapporto “difficile” da quella sfida col Catania


Da dodici anni in casa rossoblù la parola playoff non rievoca momenti piacevoli. Sei partecipazioni complessive, cinque volte nella vecchia C1 ed una nell’ex C2 con un solo sorriso, targato oltretutto Aldo Papagni, l’11 giugno 2006 sotto il diluvio dello “Iacovone” col famoso sigillo di De Liguori a pallonetto contro il Rende, a fronte di penta amarezze cocenti.

Andando con ordine la prima partecipazione è datata maggio 2002, anche allora un secondo posto a quota 63 aveva contornato la fase regolare alle spalle dell’Ascoli di Bepi Pillon promosso in B direttamente. I rossoblù, timonati da Gianni Simonelli dalla quinta giornata dopo la brevissima parentesi di Ezio Capuano, incrociarono nella doppia sfida di semifinale il Lanciano di Fabrizio Castori, giunto inopinatamente quinto proprio in extremis dopo un 3-2 maturato all’ultimo secondo nel derby contro il Giulianova.

La prima gara, teatro il “Guido Biondi” (ex centrocampista rossoblù nella stagione 1984-85, ndr) della cittadina frentana, offrì alla platea un violento diluvio dal cielo ed un clima in campo elettrizzato dal gioco duro di marca abruzzese, col vantaggio iniziale su rigore di Christian Riganò (27 centri nella stagione regolare e classifica cannonieri vinta) surrogato dal pari immediato rossonero dagli sviluppi di un calcio piazzato a due in area. Seconda frazione con il Lanciano che prese in mano il sopravvento andando a segno altre due volte e mettendo in grosse difficoltà un Taranto che sembrava assolutamente la controfigura di sé stesso con il “miracolo” made in Sicilia targato Francesco Galeoto al 93’ su assist di un tarantino doc quale Michele Cazzarò.

Una rete stupenda che mandò però su tutte le furie l’entourage abruzzese per via di un suo elemento fuori dal campo per infortunio e con la palla da lanciare fuori per regolamento e che poi comportò un clima rovente al rientro negli spogliatoi, al ritorno il 2-1 targato Igor Marziano e Mimmo Giugliano consegnò l’approdo alla finalissima contro il Catania, il cui esito purtroppo è noto a tutti. Secondo round nella stagione 2005-2006 ed il doppio confronto stavolta è contro il Melfi di Raffaele Novelli, tecnico non molto simpatico alla tifoseria tarantina per alcune affermazioni poco diplomatiche in occasione della gara di ritorno. “Arturo Valerio” della cittadina lucana che si presentò arroventato alla massima potenza, tensione alle stelle e 3-1 per i gialloverdi con il rosso comminato a Pasquale Martinelli che costò carissimo, quindi il ritorno allo “Iacovone” in cui Lele Catania ed Andrea De Florio zittirono le polemiche avversarie della vigilia con i ventimila presenti festanti che poi ebbero modo di fare festa in quella infausta, metereologicamente parlando, domenica di metà giugno contro i calabresi.

Terzo periodo nel maggio 2007, cammino stoppato in semifinale contro l’Avellino di Giovanni Vavassori con l’1-0 all’andata marchiato da Antonio Zito poi annullato dall’ex martinese Moretti nel match di ritorno a tre minuti dal termine con un piazzato velenoso che ingannò Nicola Barasso. Quarta parentesi, anch’essa amarissima, nel 2008 con la finale di Ancona persa per 2-1 in cui non bastò il sigillo della speranza siglato da Gianvito Plasmati dopo il pari a reti inviolate dell’andata. La sfortuna ha avuto quindi altri due seguiti nel 2011 e 2012, in entrambe le occasioni in semifinale, dapprima contro l’Atletico Roma con la beffarda vittoria per 3-2 al “Flaminio” davanti a cinquemila tifosi rossoblù che però non servì ad annullare lo 0-1 dell’andata e quindi due anni addietro contro la Pro Vercelli che chiuse definitivamente il quadro professionistico, almeno allo stato attuale, di questa tormentata società.

Domenica si comincia una nuova fase stagionale, per la legge dei grandi numeri questa dovrà essere la parentesi in questione del riscatto, un aspetto quest’ultimo che la città intera attende da troppo tempo oltretutto. L’ultimo ripescaggio in Lega Pro è vecchio di 14 anni, anche se all’epoca gli spareggi in questione in serie D non esistevano.

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