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Taranto calcio, corsa contro il tempo

Bilancio approvato, con debiti che ‘ballano’ attorno ai 250.000 euro, e ufficializzazione di quattro proposte d’acquisto.

Quali, le quattro proposte? Quelle ‘campane’, riconducibili una a Domenico Cerruti – ingresso graduale, partendo da una sponsorizzazione -, l’altra ai fratelli Campitiello – subito l’82%, il resto alla Fondazione Taras -, più quella di Pasquale Di Cosola – 55% più un 45% a dei soci tarantini – e infine una di cui si conosceranno i dettagli oggi, riconducibile all’ex attaccante tarantino Francesco Cosa, tarantino che non è stato profeta in patria nella fugace esperienza in rossoblù. 

Questo è quanto emerso dal cda di ieri del Taranto Fc, tenutosi all’aeroporto di Brindisi per ‘intercettare’ l’impegnatissimo vice presidente Petrelli (che ha confermato il suo disimpegno).

Una sede atipica, mentre è ormai un classico l’estate tarantina, in fatto di calcio & dintorni.

Anche stavolta, come sempre, bisogna fare i conti con il fattore tempo. Che passa inesorabilmente, e troppo veloce. “Bruciato”, senza alcun vero risultato, il mese passato dalla sconfitta con l’Arezzo ai playoff (era il 18 maggio), si è arrivati a fine giugno con i debiti da saldare entro giorno 30, se si vuole puntare a quel ripescaggio che pure – graduatoria alla mano – sarebbe possibile. A patto di volerlo davvero, e di essere – davvero – attrezzati.

Non solo. L’assemblea dei soci, che dovrebbe (finalmente) esprimersi sul futuro del nostro calcio, è stata convocata per il 10 luglio. Non proprio a breve scadenza, quindi, mentre il football rossoblù pare franare, senza programmazione, con la piazza che oscilla tra il pessimismo e la voglia di ‘staccare la spina’, con la sensazione che stavolta sarebbe per sempre.

Ad ogni buon conto, da qui al 10 luglio è possibile, da parte degli attuali soci, esercitare il famoso diritto di prelazione, occasione per manifestare pubblicamente, senza giochi dietro le quinte, le proprie intenzioni. Insomma, si potrebbe capire chi fa sul serio, sempre ‘se’ qualcuno fa sul serio, mentre in città infuria il gossip sulle manovre che si starebbero portando avanti, anche in queste ore, per mettere le mani sul pallone.

Per quanto malandato, il Taranto è comunque un “giocattolo” che può essere funzionale ad un qualche interesse, almeno in città. Basta non pensare al fatto che un capoluogo di 200.000 abitanti è costretto, ancora, in serie D. Lontanissimo dal calcio dei grandi.