Sconfitta indolore a Messina: salvezza raggiunta a due giornate dal termine della stagione

Una sconfitta salvifica. Il Taranto cade di misura a Messina ma festeggia la permanenza aritmetica in categoria a due giornate dall’epilogo della stagione regolare. Ed al culmine di una settimana agitata dalla sentenza, definitiva dopo l’inanellarsi interminabile di proroghe ed alchimie, inerente al fallimento del Catania, quindi all’esclusione, drastica ed immediata, del club etneo dal girone ed alla ridefinizione della graduatoria e dei suoi punteggi. I rossoblu, che non disputeranno la gara di recupero proprio contro i siciliani rossazzurri, già in programma mercoledì prossimo e valevole per la 15ma giornata di ritorno, annullata a causa del focolaio Covid nelle fila ioniche, nonostante la sottrazione dei tre punti relativi alla partita d’andata, beneficiano degli esiti negativi e contemporanei incassati da Fidelis Andria, Paganese e Vibonese ad opera, rispettivamente, di Picerno, Juve Stabia e Campobasso.

L’estromissione del Catania innesca, infatti, un solo doppio spareggio play out per definire la terza squadra destinata alla retrocessione, insieme con la Vibonese fanalino di coda. Combinazioni e calcoli stavolta propizi per la compagine ionica, protagonista di una sorprendente prima porzione del campionato, durante la quale era stata insignita degli allori di miglior neopromossa della serie C, complice una sinergia tattica e mnemonica propedeutica alla conquista di quota trenta in classifica antecedente la procrastinata sosta di Natale. Surreale, compromesso da episodi, infortuni, errori di involuzione e stato di panico si è rivelato, invece, il secondo periodo della competizione: un percorso ad ostacoli, complicato e pericoloso, corretto recentemente e permeato dagli intrecci favorevoli del Fato. Per la performance esterna contro il Messina di Ezio Raciti, animato da identica ricerca della salvezza, Giuseppe Laterza predilige lo stesso undici titolare visto all’opera contro il Monopoli, suggerito anche dalle defezioni annunciate dei due mediani Marsili e Civilleri, entrambi alle prese con problemi fisici: la squadra è disegnata sullo scacchiere tattico del 4-2-3-1, nel quale le chiavi della mediana sono affidate alla coppia, originale e ben assortita, formata dall’esperto Di Gennaro e dall’esuberante Labriola, mentre il trittico dei trequartisti vede nuovamente Versienti e De Maria, esterni eclettici e di gamba, sistemati rispettivamente a destra e sinistra, con Giovinco in posizione centrale ad ispirare Saraniti unica punta effettiva di ruolo. Anche la retroguardia non è sottoposta ad alcuna metamorfosi: Riccardi e Ferrara presidiano gli esterni bassi destro e mancino, mentre Zullo e Granata sono puntuali in mezzo. Il Messina adotta un 4-3-3 e confida nelle propulsioni di Fofana e Rizzo sulle corsie, nonché sul fiuto di Piovaccari, assistito nel tridente dai laterali Statella e Russo.

La prima sezione della partita, votata all’equilibrio, registra un Taranto più propositivo, abile a predominare spazi che avrebbe potuto sfruttare meglio, attraverso inserimenti razionali, progressioni sulle fasce e traiettorie da indovinare: il filtro nella zona nevralgica è pulito, la superiorità numerica è ricercata nei duelli e le insidie da parte degli antagonisti peloritani nascono solo da azioni di ripartenza. Dopo otto giri di lancette, i rossoblu tentano di ottimizzare una sequenza di calci piazzati, col forte vento che spira a favore: Riccardi esegue un tiro dalla bandierina sulla destra e Zullo, appostato all’altezza del secondo palo, intercetta di testa ma spedisce sull’esterno della rete. Versienti si procura un calcio di punizione sul lato destro dell’area: ad incaricarsi della battuta è Di Gennaro, la cui conclusione arcuata è respinta coi pugni dal portiere Lewandowski. Il Messina esce dalla propria metà campo e ci prova al 17’ con Damian che, propiziato dal contropiede di Piovaccari, si accentra per il lancio deviato in corner. Giovinco non sfodera convinzione sul calcio piazzato ottenuto da Labriola sul versante mancino: la sua esecuzione s’infrange sulla barriera al 23’. La manovra collettiva diventa frammentaria, forse influenzata da un’implicita apprensione, ma non disdegna ordine in ottica di contenimento. Al 39’ Ferrara è costretto ad abdicare dalla contesa per una sofferenza muscolare: al suo posto, Laterza inserisce Mastromonaco e lo colloca sulla destra della trequarti, dirottando Versienti sul polo opposto ed arretrando De Maria sulla stessa catena mancina. Giovinco si esibisce in un esterno sinistro al volo, fuori misura al 43’. La ripresa s’inaugura con uno spunto da parte di Versienti su ampio cross effettuato da Mastromonaco dalla destra al 51’: la difesa biancoscudata ostacola e, sull’incursione successiva ad opera di Fofana, è abile Granata a proteggere. Le iniziative dei padroni di casa sono marcate ma scadenti in ripetute e fallose interruzioni del gioco: al 64’ Piovaccari confeziona un destro corto nel cuore dell’area, ma Chiorra è provvidenziale nella presa aerea. Mister Laterza sperimenta l’asse a tre in mediana, come ipotizzato alla vigilia: il giovane Cannavaro rileva Giovinco e si dispone a supporto di Labriola e Di Gennaro. Raciti opta per gli innesti di Busatto e Catania rispettivamente per Fofana e Statella.

Il Messina perviene al vantaggio in maniera fortuita ed in un momento in cui si susseguono notizie rassicuranti, vincolate ai pesanti passivi subiti dalle concorrenti alla salvezza: al 70’, infatti, Rizzo produce un rasoterra centrale direttamente su calcio di punizione da metà campo, Chiorra blocca ma la sfera gli sfugge clamorosamente e s’insinua oltre la linea di porta. L’approssimazione sembra fagocitare la porzione finale del match: Laterza prova a garantire una sterzata tattica con un triplice cambio, protagonisti Manneh, Falcone e Santarpia in luogo di Labriola, Mastromonaco e Versienti all’82. Gli ultimi due squilli appartengono all’epilogo e sono distribuiti: all’87’ Konate per i siciliani prova l’incornata, su suggerimento di Catania dal versante mancino; all’88’ Di Gennaro pennella un cross per Saraniti che colpisce di testa centralmente, agevolando la parata di Lewandowski. Ed il triplice fischio sancisce il crisma dell’ufficialità della conservazione del professionismo da parte di entrambe le squadre.

Alessandra Carpino

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