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Il derby Taranto-Grottaglie. “Dal giovedì alla domenica”

Notoriamente un derby, qualunque esso sia, non è mai una partita normale. Può essere Roma-Lazio, Inter-Milan, Juventus-Torino o Genoa-Sampdoria (in questo caso sfide stracittadine) così come Taranto-Bari (sfida di antichi sapori assente da ben 22 anni) o Taranto-Brindisi o via discorrendo, di sicuro è sempre una gara ricca di stranezze di ogni genere.

Taranto-Grottaglie un tempo era il collaudo infrasettimanale del giovedì, epoche ben diverse di un calcio altrettanto tale ed invece sarà ora la terza volta ufficiale in un campionato di serie D con due successi rossoblù nella passata stagione.

Il clima, sia sulla sponda rossoblù che su quella biancazzurra, non è certo dei migliori, vuoi da un lato l’ennesima settimana di passione per la sconfitta di Potenza e qualche polemica di troppo e vuoi dall’altro due dischi rossi consecutivi e l’addio improvviso di Portosi consumatosi in modo quasi di sfinimento da parte del diretto interessato, di certo i tre punti in palio domani serviranno solo ed unicamente al Taranto per cominciare a cullare di agganciare almeno per ora il terzo posto (la vicenda del Gallipoli è molto eloquente visto che i giallorossi invieranno la juniores a Cava dei Tirreni ed hanno già visto cinque loro elementi rappresentativi tra cui il bomber Tedesco approdare nella limitrofa Casarano in Eccellenza alla corte dell’ex Antonio Toma) e tenersi a ridosso di lucani e campani.

Il tifo organizzato stavolta ha detto basta, uno stop forzato voluto per esortare la dirigenza a mettere mano al portafoglio e costruire, a livello di solidità s’intende, un qualcosa di concreto in quanto tale senza fronzoli e chiacchiericci privi di risvolti come ultimamente sta avvenendo.

Inacio Pià sarà assente e questo costituirà l’ennesimo neo di un organico che, già di suo incompleto numericamente, dovrà fare la conta degli infortunati compresi quelli di lungo corso, sulla carta non dovrebbe esserci partita ma è anche vero che i biancazzurri di Pizzonia, uomo dalle mille tempeste che sta mantenendo in piedi una situazione a sua volta non semplice da almeno quattro anni, hanno dalla loro giovani promettenti molti dei quali oltretutto originari della città bimare e vogliosi da par loro di mettersi in bella mostra.

Lo “Iacovone” sarà quindi una cattedrale nel deserto con pochi intimi (prevendita molto fiacca) e tanta malinconia, la società vuole vincere lo scudetto del bilancio ed i tifosi invece rivedere la Lega Pro, un braccio di ferro destinato sicuramente a non avere breve durata, anche se, ad onor del vero, questa vicenda di frattura tra città e dirigenze è atavica e non da ora.

Non è inesatto il termine, espresso esplicitamente al plurale. Perché di membri nella stanza dei bottoni, da ben 35 anni, in questa tormentata società ne sono transitati a dozzine su dozzine con propositi ambiziosi e vincenti, ma solo ed unicamente sulla carta e mai a livello di concretezze! 

Risultati? Dal 1979 al 2014 il quadro recita testuale: 5 campionati di serie B e 6 di C1 negli anni Ottanta con continui saliscendi, 3 tornei cadetti, 5 di Interregionale (suddivisi in due periodi diversi, dal 1993 al 1995 e dal 1997 al 2000) e solo due della vecchia C2, nel nuovo millennio continua altalena tra Seconda e Prima Divisione e la ripartenza, tanto per cambiare, due anni addietro dalla serie D.

E per la cronaca di presidenti se ne sono susseguiti ben 16, compreso l’attuale che è Domenico Campitiello, calcoli alla mano si tasta con mano che la matematica è comunque scienza esatta! L’uomo di Pagani ha in mano quasi tutte le quote azionarie, non resta soltanto che capire realmente quale sarà il futuro di un sodalizio che, dopo una settimana di mercato dicembrino è ancora allo zero spaccato nella casella acquisti!