x

x

Presidenti del Taranto calcio, una storia difficile

Il presidente Domenico Campitiello lamenta lo scarso interesse della città? Non è una novità visto che anche precedenti massimi dirigenti lamentarono il tutto in tempi remoti e meno tali, a partire dai compianti Michele Di Maggio e Giovanni Fico. Il primo, costruttore dell’attuale stadio (edificato in soli 100 giorni) lamentò nel suo decennio presidenziale (1964-1974) la mancanza di interesse da parte della città e dei tifosi e non a caso, dicembre 1973, decise di non presentarsi più alle partite in lite anche con i calciatori in quanto aveva anche assunto atteggiamenti decisionistici di stampo tecnico con l’idea, poi subito bocciata, di affiancare all’allora tecnico Giovanni Invernizzi (autore dell’ultimo piazzamento di vertice in serie B col quinto posto) un direttore tecnico che rispondeva al nome di Carmelo Di Bella.

Il suo successore quindi, personaggio di stampo ruspante e poco conoscitore di calcio per sua stessa ammissione, notò nel suo penta periodo anch’esso il distacco completo dell’ambiente e non a caso più volte rassegnò le dimissioni per poi ritirarle. Memorabile, come riportò il vecchio Alè Taranto nel dicembre 1977, un suo sfogo che riportiamo in calce: “Ma la città vuole davvero la serie A?” Il riferimento era strutturato sul fatto che i rossoblù, grazie alle reti a grappoli dell’indimenticabile Erasmo Iacovone, erano secondi in classifica ma non c’era da parte dei vertici municipali (sindaco il compianto Giuseppe Cannata) l’interesse sia economico che morale nei confronti della società (Fico per anni lottò per i contributi pubblici e per la manutenzione dello stadio).

“Non sono nato nel calcio ma nell’ippica, tornerò ai cavalli, quelli non tradiscono mai”. Frasi del compianto Donato Carelli, successore prima di Fico e poi di Fasano (due mandati nell’arco di dieci anni di pausa) che notò come anche il suo approdo non fu molto compreso dalla gente e non a caso in entrambi i casi, 1980 e 1993 (anche se nel secondo ci fu la radiazione) lasciò con le “ossa rotte”.

“Questa città è ingrata e sa solo pretendere e basta”. Frasi del cavalier Luigi Pignatelli (uno che ci rimise un intero patrimonio personale) e del suo successore Vito Fasano che, da par suo, lamentava i troppi “portoghesi” allo stadio e che dovette lasciare anch’egli per sfinimento. Il resto è storia dei giorni nostri.