Calcio

Elisabetta Zelatore: «Faremo una squadra che darà dignità a Taranto»

La grande festa dei tifosi non si è ancora placata, ma già si pensa a costruire una squadra adatta alla Lega Pro


«Faremo una squadra che darà dignità a Taranto e ai tarantini. Daremo il nostro contributo affinchè la nostra città si guadagni il rispetto che non sempre ci viene attribuito».

Elisabetta Zelatore e Tonio Bongiovanni hanno vissuto ore febbrili, con l’orecchio teso a Roma, direzione Consiglio Federale, aspettando il ripescaggio in Lega Pro. Ripescaggio che arriva ufficialmente qualche minuto prima delle 15 di ieri, scatenando la grande festa dei tarantini.

Anni di patimenti alle spalle, di frustrazioni, di montagne dalle quali scivolavi giù quando sembrava che la scalata stesse per condurti alla vetta. Questa volta non sarà stato il campo a decretare la promozione, ma un altro tipo di abilità. Perché anche altro ci vuole, oltre alla capacità sportiva. E Taranto, il Taranto, per troppo tempo questo altro non è riuscito a costruirselo. Ora quel troppo tempo sembra essere fi nalmente passato. Almeno nel calcio.

«Ci abbiamo sempre creduto», confidano i due artefici del miracolo. Un miracolo che è anche nel saper guardare verso l’orizzonte: «Ci hanno tolto tutto, non la capacità di sognare. Noi abbiamo sognato e lavorato per realizzare il nostro sogno».

Alcune verità le hanno costruite anche a loro spese: «Non basta solo urlare, incitare, esprimere sentimenti e desideri ad alta voce. Bisogna saper contare anche nel Palazzo. Solo così l’incitamento si traduce in fatti concreti». E tra le verità ce n’è una lancinante: «Taranto, come città, deve farsi apprezzare dove si decide. Purtroppo ci sono pezzi di classe dirigente che non hanno saputo fare proprio questo concetto». Adesso, però, è il tempo di gioire.

Nella chiacchierata con Tonio Bongiovanni ed Elisabetta Zelatore le immagini di questo lunghissimo film a lieto fine scorrono come in un flash back: «Il momento più difficile? Quando abbiamo scoperto di essere stati turlupinati da alcuni personaggi nel corso del campionato». Anche questa, però, è una pagina voltata. Questo è il momento del tuffo nelle acque della Rosa dei Venti. E anche qui potrebbe aprirsi una affilata parentesi sull’assenza di sintonia tra politica e città, tra chi governa e chi è governato. Tra chi è trincerato nella propria gabbia di supponenza e chi, almeno per un giorno, vorrebbe uscire in piazza a urlare la propria gioia. Oggi è il momento di sorridere, di ritrovare quel sorriso che Taranto da troppo tempo ha smarrito. Non un sorriso sciocco e anestetizzante, ma soltanto l’espressione di un attimo di felicità.

Certo, un tempo Taranto sognava di essere una città di Serie A; oggi la felicità è la Lega Pro. Il tempo cambia le prospettive. E Taranto la sua prospettiva deve imparare a costruirsela con la propria testa e le proprie mani.

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