Calcio

Da Ciaccio a Papagni, i condottieri rossoblù

Gli allenatori del Taranto protagonisti in serie C e Lega Pro


In quasi novant’anni di storia, il Taranto ha disputato, nella serie C unificata, ben 19 campionati.

L’ultimo, sempre in merito alla terza serie unica, risale alla stagione 1968-69, anno della famosa promozione d’ufficio in B maturata alle 4 del mattino con i festeggiamenti in centro da parte dei tifosi. Allenatore di quello storico salto, sia pure non maturato sul campo (il campionato era stato vinto dalla Casertana guidata dal compianto Tom Rosati, che allenò in seguito anche in riva allo Jonio) fu il povero Mario Caciagli, subentrato alla decima giornata al duo Donato Raguso ed Alvaro Biagini. Sono stati numerosi i tecnici che si sono avvicendati sulla panchina rossoblù nella terza serie ed in seguito anche in Prima e Seconda Divisione, a partire da Ercole Ciaccio per poi via via arrivare a Cataldo De Pasquale, Geza Kertesz, Giorgio Koszegi, Michele Giraud, Dario Gaj, Adolfo Bolognini, Usbbey Donneuy, Ferruccio Ghidini, Raffaele Russo, Manlio Bacigalupo, Renzo Magli, Francesco Capocasale, Nello Orlandi, Giacomo Mari, Renato Tofani (allenò in diversi periodi il Taranto) per poi arrivare ad un tarantino doc come Nardino Costagliola (sebbene si stabilì negli anni Cinquanta a Firenze, avendo vestito a lungo la maglia viola, conquistando uno storico scudetto e sfiorando una coppa dei Campioni con i gigliati perdendo la finale contro il Real Madrid al “Santiago Bernabeu” nel 1957 oltre a militare in nazionale) che, a metà degli anni Sessanta, ebbe il grande merito di condurre alla ribalta un certo Romeo Benetti, con quest’ultimo che, a Taranto, si trovava per il servizio militare di leva e fu ingaggiato su precisa richiesta del tecnico.

Proprio Costagliola, smentendo le critiche su questo giovane talento da parte degli addetti ai lavori (esordì in rossoblù ad appena vent’anni in C) lo ritenne destinato ad una carriera di altissimo livello. I fatti, guardacaso, gli diedero ampiamente ragione, visto che conquistò coppe e scudetti con Juventus, Milan e Roma (militò anche con Palermo e Sampdoria) oltre a disputare due mondiali ed un Europeo con la nazionale sotto l’egida di due santoni come Fulvio Bernardini ed Enzo Bearzot. Non furono, tuttavia, molto fortunate le parentesi tecniche del buon Leonardo (Nardino per gli amici) al timone della compagine della sua città di origine. Il suo approdo in panchina maturò per la cronaca il 14 febbraio 1965 (al posto di Nello Orlandi che era giocatore-allenatore e che, a sua volta, aveva sostituito Renato Tofani) e mancò la serie B soltanto per un punto, terminando spalle alla Reggina guidata da Tommaso Maestrelli.

Nella stagione successiva conobbe l’onta dell’esonero il 21 novembre 1965 dopo l’1-3 di Avellino ed al suo posto, ironia della sorte, l’allora presidente Michele Di Maggio richiamò Renato Tofani. E quest’ultimo, a titolo di cronaca, fu l’allenatore che debuttò l’8 dicembre dello stesso anno nell’amichevole contro il Foggia nel nuovo stadio Salinella (oggi “Erasmo Iacovone”). Sul campo il piazzamento del tecnico romano di origine fu un quarto posto senza grossi sussulti ben distante dalla vetta (saliva in B solo la prima classificata e non c’erano play/off). Lo stesso Tofani (che allenò i rossoblù in B negli anni Settanta) fu poi sostituito dopo la sconfitta di Pescara il 23 ottobre 1966, lasciando il posto ad Ulisse Giunchi che, a sua volta, fu esonerato ad aprile del 1967 dopo la sconfitta di Cosenza a vantaggio di Donato Raguso ed Alvaro Biagini. La parentesi di questo “duo” tecnico (all’epoca era raro che ad allenare vi fossero contemporaneamente due persone con lo stesso ruolo) ebbe la parola fine il 10 novembre 1968 dopo la sconfitta di Messina con l’arrivo di Mario Caciagli, l’uomo della svolta con la storica notte di festa del 19 settembre 1969 che sancì il ritorno in cadetteria dopo nove anni.

In seguito, con l’istituzione della serie C1 e C2 (complessivamente sono stati, equamente suddivisi, anche qui 19) si sono avvicendati Angelo Carrano (stagione 1981-82 con le dimissioni a cinque turni dal termine a vantaggio del suo vice, il compianto Lucio Vinci), Lauro Toneatto, Antonio Giammarinaro (noto per la storica promozione in B coi poteri magici di Sant’Antonio), Antonio Renna (altra promozione in cadetteria), Roberto Clagluna (artefice dell’ultimo salto in serie B), Ivo Iaconi (promozione in C2 e scudetto oltre ad una parentesi nell’allora quarta serie terminata a metà campionato con l’esonero), Pietro Ruisi, i compianti Marcello Pasquino e Sergio Buso, Massimo Silva, Ezio Capuano, Giovanni Simonelli, Stefano Di Chiara, Fabio Brini, Franco Dellisanti (in tre periodi diversi sempre nella vecchia Prima Divisione), Salvatore Bianchetti, Mimmo Recchia in tandem con Mimmo Presicci, Giuseppe Sabadini, Antonio Toma in coppia con Pieraldo Nemo, Carlo Florimbj (ha questo cognome con la j francese all’anagrafe), Raimondo Marino, Aldo Papagni (una promozione nella storica gara contro il Rende in C1 col pallonetto beffardo di De Liguori ed una semifinale play/ off per la B contro l’Avellino con la sfortunata sconfitta della gara di ritorno costata la finale solo per il peggior piazzamento in classifica), Marco Cari, Paolo Stringara, Piero Braglia, Giuseppe Brucato ed infine Davide Dionigi.

Quest’ultimo è stato l’ultimo allenatore nei professionisti in casa rossoblù ed ha “vinto” sul campo un campionato di Prima Divisione. Purtroppo però, solo a titolo platonico, visto che i sette punti di penalità di quella disgraziata stagione 2011-2012 hanno poi sancito un beffardo secondo posto spalle alla Ternana. 51 mesi addietro Dionigi sedette per l’ultima volta in panchina allo “Iacovone” contro la Pro Vercelli nella semifinale play/off per la serie B e fu anche l’ultima del Taranto in un campionato professionistico. In quasi un secolo di storia sono numerosi quindi i tecnici che hanno conosciuto la serie C, unificata e divisa in due, in riva ai Due Mari. Molti hanno vinto, altri invece hanno ceduto con l’onore delle armi, diversi hanno conosciuto l’onta dell’esonero o delle dimissioni. Ora toccherà di nuovo ad Aldo Papagni, sessant’anni tra un mese, guidare i rossoblù nella nuova Lega Pro. Un allenatore navigato ed esperto e che, particolare non da poco, conosce benissimo l’ambiente oltre ad amarlo in modo profondo.

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