Calcio

Cosenza e Caturano, ex che sono diventati grandi

Giovanissimi in maglia rossoblù, ora sono pilastri del Lecce


TARANTO – Sono due tra i pilastri del Lecce che punta alla serie B. A Taranto li conosciamo bene, anche se hanno lasciato ricordi diversi uno dall’altro. Francesco Cosenza e Salvatore Caturano: uno dei migliori difensori del campionato, uno dei bomber più prolifici, oggi, della (ex) serie C.  

Nel big match di domenica allo stadio Iacovone saranno tra i protagonisti, anche se con la maglia sbagliata, dopo aver indossato in passato quella rossoblù.  
Nato a Locri il 5 febbraio 1986, Cosenza – difensore centrale old style, talento vero, grinta da vendere – ha giocato a Taranto nella stagione 2006-2007, mostrando in venticinque presenze il suo valore. Una stagione che gli vale il passaggio in serie B, al Ravenna, dopo un passaggio alla Reggina dove era cresciuto e con la quale, il primo novembre del 2008, giocherà anche in serie A nel match contro l’Inter. Dopo tanta serie B, nell’estate del 2015 trova casa, sportivamente parlando, a Lecce. Qui diventa un protagonista. E’ attivo nel sociale: ha fondato nel 2012 una onlus per i bambini calabresi, “Un’azione per un sorriso”.Chi non ha fatto vedere, a Taranto, le proprie grandi potenzialità è stato invece Salvatore Caturano. Uno cresciuto in fretta, come tutti quelli che nascono tra le vele di Scampia. Cresciuto così in fretta, Caturano, da giocare a soli 16 anni la prima partita in serie A con la maglia dell’Empoli che lo ha svezzato a livello calcistico.
Pare un predestinato: classe 1990, è titolare della nazionale italiana under 16, arriva alla under 17 ed alla under 19.
Nell’estate del 2008 l’Empoli lo presta al Taranto: le aspettative sono alte, si ricordano i duelli tra lui e Mario Balotelli al torneo di Viareggio, si punta sul giovane goleador che in riva allo Ionio può diventare grande. Ma in realtà grande, dal punto di vista del campo di calcio, Caturano non diventerà mai.
A Taranto segna cinque reti: poche per qualsiasi attaccante, figuriamoci per un predestinato. Torna ad Empoli, ma fallisce ed inizia un pellegrinaggio che lo porterà a Viareggio, Ravenna, Andria, Nocera, Foligno, Caserta, Pagani, Messina. Gioca poco e segna anche meno. Poi, si ricorda di avere i numeri del grande giocatore: succede a Melfi, anno 2014-2015: 18 gol in 36 partite, capocannoniere del girone C della Lega Pro. Passa al Bari, per il rilancio definitivo, ma è un flop. Come, poi, ad Ascoli. Da gennaio a giugno 2016 vive la prima parentesi a Lecce, dove arriva in prestito dal Bari, che a luglio lo rigira ancora ai salentini. Sembra il suo anno: gol a raffica, giocate di livello. Magari domenica si dimenticherà, ancora una volta, che avrebbe potuto essere un campione. Si giocherà alle 20.30, trasferta libera per i leccesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche