Calcio

Pera, l’operaio del gol vuole stupire Taranto

Il nuovo attaccante rossoblù dalla fabbrica ai record


TARANTO – Uno che fa gol, tanti gol. Ma soprattutto un uomo con una (bella) storia da raccontare. Su Manuel Pera, 32 anni, nuovo attaccante del Taranto, si sono accesi nel recente passato anche i riflettori di Eurosport, l’emittente paneuropea con sede in Francia di all-news sportive, e non solo per i duecento gol in carriera.
“Fino a nove anni fa lavoravo come operaio e non avrei mai creduto di fare del calcio una professione”, ha dichiarato l’attaccante capace di vincere la classifica marcatori della serie D per tre anni di fila. “Vivere grazie al calcio, senza dovermi svegliare alle 7 tutte le mattine per lavorare nel calzaturificio della mia famiglia la ritengo, ancora oggi, la più grande conquista della mia carriera, un orgoglio come l’aver superato quota 200 gol. Può sembrare una frase retorica ma per me il calcio è sempre stato un divertimento, un passatempo da vivere con gli amici del mio paese: Lammari. E’ lì che ho iniziato a tirare i primi calci ed è quella la maglia che ho vestito fino ai 19 anni quando ho debuttato in prima squadra nel campionato di Promozione da terzino destro, il ruolo che i miei allenatori mi avevano sempre ritagliato e che a me, per la verità, non garbava granché”.
Nel raccontarsi ad Eurosport, Pera aggiunge che “grazie a un amichevole che la mia carriera è svoltata e ho iniziato a capire che avrei potuto fare il giocatore di calcio a tempo pieno”.
Con il Barga, Pera si mette in mostra contro la Lucchese, che lo ingaggia. “Il primo anno in D non me la sentii di mollare l’impiego ed alternai: lavoro e calcio. Dalle 8 fino a verso le 15 lavoravo al calzaturificio poi ogni pomeriggio mi recavo a Lucca per l’allenamento. Segnai 16 gol quella stagione che aiutarono la squadra a guadagnarsi la C2. E’ in quell’estate che ho firmato il mio primo contratto da professionista e ho esaudito uno dei miei sogni. Se dopo i 30 anni sto dando il meglio di me è perché sono più maturo, conciliante ma anche perché so che ogni giorno devo mettere più cattiveria e impegno in allenamento per guadagnarmi la fiducia di compagni, allenatore e dirigenti e allungare la mia carriera. So quanto sono fortunato a fare qualcosa che amo”.
L’ultima stagione l’ha giocata a Matelica: “Ho scelto Matelica perché volevano vincere il campionato e sin dal primo istante ho ravvisato quelle qualità e quella serietà nel presidente e nei dirigenti che non è affatto scontato e semplice trovare oggi giorno fra i Dilettanti. A distanza di mesi non mi sono pentito della scelta, nonostante per diverse settimane la priorità non sia stata né la classifica, né la prossima partita da preparare ma il terremoto. Matelica è a neanche 20 km da Camerino, una delle città praticamente rasa al suolo dal sisma e anche qui l’emergenza è stata reale: tantissime case ed esercizi del centro storico sono stati lesionati e per due settimane anche noi siamo stati degli sfollati. In questo periodo molto complicato però il presidente Mauro Canil ha fatto un gesto che io non avevo ancora visto fare a nessun uomo di calcio : ha spalancato le porte della sua casa a giocatori e membri dello staff tecnico trattandoci come dei figli e non facendoci mancare nulla. Abbiamo dormito sulle brandine, insieme ci siamo fatti forza, fino a quando siamo potuti tornare ad allenarci e a fare una vita normale”.

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